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IL POTERE DEI SIMBOLI: Un ‘iniziando’ alla corte degli Estensi (fine XV secolo).
a cura di Silvano Sarasso
   
 
IL POTERE DEI SIMBOLI: Un ‘iniziando’ alla corte degli Estensi (fine XV secolo).
Si tratta di una figura singolarmente affascinante che si trova nei grandiosi affreschi di Palazzo Schifanoia, in Ferrara. Rappresenta il I° Decano del mese zodiacale dell’Ariete (Marzo), con il quale segno si inizia tradizionalmente la catena dei dodici segni zodiacali dell’anno.
Ma, prima di entrare nel vivo della ricerca occorre dare alcune notizie sull’insieme delle rappresentate e sull'origine degli affreschi.
Questo palazzo fu degli Estensi, la grande casata ferrarese di antica signoria che ebbe inizio, pare, da un ramo degli Obertenghi (Azzo, che morì nel 1907). E furono poi imparentati con i Welfen tedeschi che divennero, nel 1180, i Brunswich - Luneburg. Questi ultimi salirono poi sul trono inglese (nel 1714} con il nome di Casa di Hannover. Gli Estensi, dal canto loro, furono fatti Duchi di Modena e Reggio dall'Imperatore Federico III, ed inoltre Duchi di Ferrara dal Papa (però il Vaticano si riprese questi domini subito dopo che Alfonso II, 1533-1597,- morì senza eredi).
Gli Estensi dunque furono grandi mecenati nel Rinascimento e, nell'epoca che ci interessa, la loro opera politico-culturale si svolse appunto in Ferrara. Il Marchese Niccolo’ III ebbe come figlio illegittimo Borso d’Este che fu dapprima consigliere molto apprezzato del fratello legittimo Lionello (o Leonello), ma in seguito alla morte di questi salì al potere, anche per volontà dei ferraresi dai quali era molto amato e stimato, come uomo saggio ed equilibrato, oltre che colto ed amante della cultura come possibilità di espressione.
Buon politico fu dunque e come mecenate ricordiamo, tra le opere che fece realizzare, la famosissima Bibbia, miniata splendidamente e conosciuta appunto come “Bibbia di Borso d’Este”
Furono moltissime le sue iniziative culturali, la raccolta di libri {allora molto rari, prima della stampa), che fece anche ricopiare a mano, i personaggi di cultura che ospitò alla sua Corte, gli spettacoli rappresentati. Questi fu dunque quel Borso d'Este che fece dipingere sulle quattro pareti del grande salone (ed è quello che ci interessa) i dodici affreschi, tre per parete ed a tutt’altezza.
Purtroppo nel solito Settecento spesso irriverente verso questo tipo di cultura, il salone fu usato come magazzino per la stagionatura e conservazione delle foglie di tabacco e di conseguenza l'eccesso di umidità distrusse quasi completamente la maggior parte degli affreschi.
Si salvarono abbastanza bene solo i mesi di Marzo, Aprile, Luglio, mentre per alcuni altri è ancora identificabile qualcosa dell'intento descrittivo.
Occorre ora chiarire che questi affreschi sono divisi orizzontalmente in tre‚ sezioni, delle quali la superiore e quella inferiore molto grandi, mentre la mediana è molto ristretta.
La parte inferiore rappresenta scene della vita quotidiana alla Corte degli Estensi, con i personaggi principali inseriti nei rispettivi ruoli. La parte superiore rappresenta divinità pagane, della classicità greca, riferentesi al mese in oggetto e bene-auguranti per la Casa d'Este.
Infine la fascia mediana, più sottile, come abbiamo detto, contiene la raffigurazione del "segno zodiacale" e dei tre‚ rispettivi “Decani” che lo caratterizzano.
Ed arriviamo finalmente a ciò che ci può interessare.
Il mese di Marzo {che si trova, guarda caso. sulla parete "orientale" del salone) contiene la rappresentazione dell'Ariete, che è il suo segno zodiacale ed è posto al centro, e dei suoi Decani con, a sinistra, com'è naturale, il Primo Decano che è quello che "inizia il tutto".
E' la figura di un uomo di carnagione piuttosto scura {ma non nera), che ha l'espressione molto intensa, concentrata ed un volto dai lineamenti marcati, ma non "duri", che affascinano e fermano l'attenzione di chi osserva {di chi "osserva" e non "guarda" soltanto}.
E' vestito con un abito molto lacero, sfilacciato, ed è particolarmente interessante il fatto che abbia il calzone destro rimboccato ed il piede sinistro in avanti, come chi sta per mettersi " in cammino"'.
Ha anche le maniche rimboccate, come chi sta per mettersi "a lavorare". Un cordone gli stringe la vita, con un nodo del tipo ad anello, come il "nodo di Iside".
Egli porge il capo del cordone a qualcuno che si trova alla sua sinistra, dove è posizionato l'Ariete, quasi perché‚ lo possa guidare avanti nel cammino.
Con un ingrandimento si può anche osservare che ha gli occhi arrossati. Perché ? Dolore superato? Prova che "fa piangere”? Non so, ma certi particolari non sono stati messi a caso!
Colpisce poi davvero la "modernità" di questa figura senza tempo, il senso di "mistero" che emana da lui. Ed è un fatto: che di tutte le figure che sono rappresentate, questa colpisce e trattiene lo sguardo dei visitatori ed inoltre proprio questa viene immancabilmente scelta per la copertina di cataloghi ed opuscoli di presentazione degli affreschi del Palazzo Schifanoia.
La simbologia dell'Ariete {riprendiamo il discorso), è molteplice ed interessante, ma per non dilungarci troppo {anche perché‚ è molto nota), segnaliamo soltanto che comprende in sé‚ l'Equinozio di Primavera che, al primo successivo plenilunio che rischiarava il cammino, vedeva i pellegrinaggi ai luoghi sacri degli antichi.
L'antica Pasqua, la rinascita della Natura dopo l'apparente morte della stagione invernale. Quindi un riferimento alle tradizioni la cui origine si perde nella notte dei tempi, agli antichi "misteri" Orfici, Eleusini, Isiaci. Ed è un'osservazione di fondamentale importanza perché‚ certo dietro all'artista che operò materialmente doveva esserci stato "qualcuno".
Chi dipinse questo affresco, insieme a quelli riferiti ai mesi di Aprile e Maggio, fu un certo Francesco Cossa (o del Cossa), pittore abbastanza noto che operò anche a Roma, ed al quale va indubbiamente il merito della bellezza dell'opera, del disegno.
Ma chi fu l'ispiratore, la ‘mente’? Chi fu a progettare il "tutto'"? Chi poteva avere conoscenze e sapere adatti e sufficienti a concepire e progettare l'insieme nella sua grandiosità ed i simbolismi in esso contenuti?
Si hanno notizie certe e ben documentate sulla presenza alla corte Estense di un certo Pellegrino Prisciani {od anche Prisciano),il cui padre aveva già operato al servizio degli Estensi.
Il Prisciani (1450-1500?), fu professore di Astronomia presso l'Università di Ferrara, ma fu anche bibliotecario di Borso (1413-1471), e storiografo, sia di Borso che del suo successore, altrettanto grande mecenate, che fu Ercole I (1431-1505).
Va ricordato inoltre che la sua cultura enciclopedica riscosse l'ammirazione di Alfonso d'Aragona che ebbe modo di incontrare. Una lettera, poi, del Prisciani da Mantova, datata 26 ottobre 1487 ed indirizzata alla Duchessa Eleonora di Ferrara, dimostra la sua competenza in materia astrologica e la stima di cui indubbiamente godeva presso i Duchi di Ferrara.
Questo dotto del Rinascimento era in grado di citare come riferimento alle sue conoscenze autori come Manilio (I secolo d.C.),Abu-Ma'shar, Pietro d'Abano ed altri autori le cui opere non erano certo alla portata di tutti. Quindi non era certo un"improvvisatore" ne’ un cialtrone qualsiasi e la sua indubbia apertura mentale può legittimamente farci supporre che sapesse anche "altro" sulla Tradizione.
Per la verità alla Corte viveva anche un certo Avogadro e qualcuno vorrebbe attribuire a questi il progetto e la realizzazione degli affreschi, ma prove diverse ed anche il grande studioso Aby Warburg, al quale va il merito di aver ridestato l'attenzione degli storici dell'arte sugli affreschi di Palazzo Schifanoia, mi pare che confermi l'attribuzione del merito al Prisciani.
Occorre anche considerare, è importante, i frequenti scambi culturali nel XV-XVI secolo tra la cultura europea nord-occidentale e il Rinascimento italiano che riscopriva l'uomo ed il mondo nei suoi valori naturali, laici, ed inoltre l'immanenza della naturalità nei miti e nelle leggende del classicismo greco, rifacentesi poi, a loro volta, ad origini molto più antiche, di probabile origine medio - orientale.
Si può anche ricordare che questi furono gli anni in cui l'Ariosto, primo umanista del Rinascimento, fu alla corte Estense nel 1484-1486.
Erano anche gli anni del grande Pico della Mirandola, il cui fratello Galeotto è rappresentato in questi affreschi nel mese di Luglio-Leone per le sue nozze con Bianca d’Este, figlia di Borso. Quindi è logico pensare che abbia avuto modo di conoscere il Prisciani.
E furono gli anni di Tommaso Moro , di Erasmo da Rotterdam ed in parecchi erano stati in rapporto con la famosa (anche se non pubblicizzata) scuola iniziatica dell’Abate Tritemio, alla quale ha certamente partecipato il grande Paracelso.
Quest’ultimo poi fu anche in Italia, proprio a Ferrara, dove studiò medicina. Ed è pur vero che fu circa nel 1523/25 e quindi non ebbe a che fare con gli affreschi in particolare, ma l’ambiente era quello e credo di poter affermare che un certo “giro” di contanti c’era e spaziava anche allora per tutta l’Europa.
Infatti è certo che Tommaso Moro (autore della famosa “Utopia”)fu, oltre che amico, anche paziente curato e guarito dal Paracelso, e via dicendo ...
Del resto, riferendoci sia a questi ultimi, sia al Prisciani, sono sicuramente moltissime le figure poco note che si sono succedute nel tempo e che hanno contribuito a trasmettere nel tempo l’interesse e la “notizia” di questa Tradizione.
A volte questa corrente fu sotterranea, costretta sia dagli eventi, sia dai periodi di materialismo imperante, a nascondersi in attesa di rifiorire.
Non a caso si richiama al simbolismo criptico dell'Albero Secco, della Spada Spezzata, di Re Zoppo e di tutte quelle raffigurazioni per le quali vi è un “risveglio” possibile. Benché solo a chi si "faccia domande".
Una ri-salita, dunque, al prima-della-materia, una riunione con il "Tutto" (evitando peraltro le banali e sciocche correnti "di moda" che possono solo temporaneamente affascinare gli sprovveduti).
Ecco quindi il messaggio dell'uomo di Palazzo Schifanoia:
"Se c'è un inizio, quale lui rappresenta, deve esserci necessariamente qualcosa verso cui andare!".
Per qualcuno ancora vale la pena provarci!

 
   
 
INFORMAZIONI SULL'ARTICOLO
 
L'articolo è stato scritto dall'autore per la rivista 'Conoscenza'. Per richiedere l'immagine del 'Primo decano dell'Ariete' di Palazzo Schifanoia scrivere alla info@ilrisvegliocentrostudi.com
   
 
INFOMAZIONI SULL'AUTORE
 
Silvano Sarasso è nato a Milano il 24/01/1930. Risiede ormai da anni nei dintorni di Jesi (Ancona), ritenendo questa zona tra i “luoghi più vivibili e belli” visitati nei suoi innumerevoli viaggi. Studia e ricerca la storia e le origini della Grande Tradizione Iniziatica. Ha scritto articoli su diverse riviste.