Per ricevere informazioni inserisci il tuo indirizzo Email
 
       

 

IL COUNSELLING ASTROLOGICO
a cura di Nazzarena Marchegiani
   
 
IL COUNSELLING ASTROLOGICO
“Ricordate, questo è il vostro lavoro, non un hobby. Trattatelo con rispetto.
Se sei un astrologo, fai tesoro di questo nome e portalo con dignità.
Date all’Astrologia il meglio che potete. Avete parte della conoscenza dell’Universo
nelle vostre mani. Tenetela con grande cura.
Condividete ciò che sapete. Insegnate agli altri a chiedere, aiutate i principianti, consigliate quelli che vogliono seguire i vostri passi.
Questo è il vostro regalo al mondo” (Etica dell’Astrologo)

* * * *
“Nessuno può convincere un altro a cambiare.

Ciascuno di noi è custode di un cancello

che può essere aperto soltanto dall’interno.

Noi non possiamo aprire il cancello di un altro,

né con la ragione né con il sentimento.”

(Marylin Ferguson)

* * * *

INTRODUZIONE

Considerata per certi versi una disciplina di massa, oggi più che mai l’Astrologia ha necessità di recuperare quella dignità che ne ha permesso il proseguo fino ai nostri giorni. E’ dimostrato ormai da tempo che la seria Astrologia ha bisogno di avvalersi di un Codice etico comportamentale che la ri-elegga a pieno titolo quale ‘scienza delle scienze’.
E’ proprio questa motivazione che più di 12 anni or sono indusse il Consiglio del CIDA alla creazione di un Albo privato (1), motivazione che non solo fu quella di accertare la preparazione dell’aspirante astrologo/a, ma anche quella di propagandare ed evidenziare l’importanza di un corretto consulto; una questione che, a quei tempi, non era mai stata considerata neanche dalle riviste divulgative di allora. Sono ormai trascorsi molti anni e gli esami all’Albo hanno sempre più assunto un’impronta volta a far capire al professionista quanto sia importante l’approccio e quindi il rapporto con il consultante. Molti, infatti, conoscono la tecnica astrologica – e ciò è stato spesso appurato in sede di esame – ma la proiezione, per lo più inconsapevole, del proprio mondo interiore nei confronti del consultante, rivela spesso l’incapacità al necessario distacco.
Non esiste alcun dubbio, quindi, sulla delicata responsabilità di un astrologo, nel momento in cui si mette in rapporto con un consultante. In questo senso la consulenza astrologica è senz’altro uno degli argomenti principe per chi svolge questa professione. Di fatto, non è come chiacchierare fra amici o fare una conferenza, ma è un momento di scelta molto seria e importante. E qui la ‘scelta’ è intesa in termini di ‘come’ e ‘quanto’ dire a proposito del TN della persona che richiede il consulto. Certamente la cultura, l’esperienza, la sensibilità individuale sono requisiti necessari nella formazione di un astrologo che pur apportando quel ‘tocco’ unico e personale, necessita comunque di una base metodologica che venga conosciuta e rispettata. D’altronde, per sua natura, l’etica ha per fondamento la persona, e in un contesto di consulenza il consultante è spesso alla ricerca del senso della propria vita; egli vuole assumersi le proprie responsabilità e non si rassegna a lasciarsi trascinare dalla corrente regolata da altri, ma si mette in atteggiamento di ricerca e di verifica per individuare personalmente quali sono le vie per una piena realizzazione delle sue attese più profonde. Che si tratti di Astrologia o di altra relazione di aiuto per X. Thèvenot “il punto di partenza per il consulente non può che essere la convinzione sulla dignità della persona, sul valore della libertà e sul primato della coscienza. Persona, libertà e coscienza sono la base sulla quale può svilupparsi il discorso etico”.
Esiste in ogni persona una realtà misteriosa e complessa che si accresce man mano che ci si addentra nei meandri della sua storia. Ne scaturisce un essere unico e irripetibile la cui dignità è legata per analogia a quella di ogni altro essere: investire di dignità l’Uomo significa anche restituire il vero senso all’Astrologia.

ASTROLOGIA E QUALITA’

Anche se il regolamento del CIDA fissa precise norme – pena l’espulsione se trasgredite – chi fa della seria astrologia sente l’esigenza di qualificare ancor più la professione, magari con una sorta di ‘certificazione di qualità’. Una normativa dunque che sia gratificante più che ‘punitiva’, che stabilisca norme ideali di comportamento con precise riconoscimenti. La cosa già esiste in altri settori, ed è la certificazione ISO di cui molti avranno sentito parlare. Nel settore vinicolo, ad esempio, un produttore di vino che fa il suo lavoro con coscienza e serietà, cioè senza adulterare il prodotto, può anche impegnarsi a seguire particolari norme di igiene e di controllo non obbligatorie, ma caldamente consigliate. Sottoponendo, poi, il suo operato e il suo prodotto a controlli periodici, può fregiarsi di un prestigioso marchio di qualità. Così è anche per il produttore di succo di frutta che oltre a mantenere la giusta percentuale di frutta voglia seguire certi meccanismi produttivi e/o, magari, usare frutta biologica. Ciò è possibile anche nel campo dei servizi: un Hotel a tre stelle, ad esempio, è regolato entro una certa categoria e deve essere in grado di dare un certo servizio, ma se l’albergatore offre di più e s’impegna a seguire certe norme e controlli di gestione sia dei servizi che del personale, a lungo andare può ricevere quest’ambita certificazione di qualità. La certificazione di qualità, dunque, è presente in vari settori della nostra economia, compreso quello dei servizi. Consiste in sostanza nell’identificare, fra i tanti modi possibili di svolgere un servizio o di sviluppare un prodotto, le procedure migliori per farlo: quelle procedure che, si suppone, siano le più adatte a fornire un prodotto o un servizio di qualità insuperabile.
Ecco, qualcosa di simile può essere fatto anche fra gli astrologi. E’ chiaro che le procedure andrebbero prima discusse e poi fissate di comune accordo fra gli operatori del settore e un ente indipendente. E’ quest’ultimo che sarà poi predisposto al controllo del rispetto di tali procedure. L’ente indipendente potrebbe essere composto da un ‘comitato di saggi’ astrologi di indubbia fama ed esperienza, ossia personaggi esperti nel settore. Va detto che molte situazioni che possono capitare all’astrologo sono comuni a tanti altri settori, in quanto possono riguardare la privacy e dunque il trattamento dei dati personali, l’utilizzo di determinate tariffe e tecniche di mercato, la durata media della consulenza e da ultimo l’adesione a una deontologia professionale che deve far fronte compatto nei confronti di chi si fregia del titolo di astrologo e poi di fatto utilizza altre tecniche. Una volta stabilite alcune procedure standard controllabili, chi vorrà fregiarsi del ‘marchio di qualità’ dovrà impegnarsi a seguirle. In questo caso non si tratterebbe di un meccanismo ‘punitivo’ (“chi non accetta questo codice etico viene espulso”), quanto piuttosto di un impegno personale al cambiamento, al miglioramento di quest’area di servizi.
L’argomento potrebbe apparire spinoso e difficile da accettare, anche perché può sorgere il timore di divergenze di metodo e di opinione con l’ente preposto che, con la scusa di fare un controllo di qualità, potrebbe avere la tentazione di stroncare la carriera di un bravo astrologo... Risulta chiaro che tutto il discorso va a cadere se non si stabiliscono anche precise modalità di controllo. E’ da sottolineare, infatti, che a differenza di un prodotto alimentare o comunque materiale, la cui qualità può essere definita in base a criteri oggettivi, la qualità del prodotto immateriale, quale è un servizio, può essere data solo dal rispetto di alcune procedure comunemente accettate come le più adatte a fornire un servizio di qualità. Dunque non si giudica il servizio, ma la ‘prestazione di servizio’. Per quanto riguarda la verifica, il sistema statistico potrebbe essere il più adatto al settore astrologico. In pratica anziché verificare ‘a tappeto’ periodicamente tutto il lavoro di ogni astrologo e l’effettiva adesione a tutte le procedure, si tratterebbe di verificare a caso alcune procedure di alcuni astrologi e solo se vengono riscontrate irregolarità si agirà in modo più approfondito. La similitudine può sembrare poco adatta, ma questo metodo viene usato nel controllo qualità dei capi di abbigliamento: vengono presi a caso e controllati solo alcuni capi di tutta una commessa e solo se si riscontrano difetti si procede fino a controllare, se necessario, tutti i capi prodotti da quello stabilimento. E’ importante, dunque, che il controllo si concentri esclusivamente sull’effettivo utilizzo di determinate procedure di comportamento e non sull’efficacia del consulto o sulla soddisfazione del consultante; non si andrebbe a sindacare, ad esempio, se il consulto va fatto a voce o per lettera, o se vanno utilizzati o no gli asteroidi, ma piuttosto sul tipo di contatto adottato col consultante, sulle promesse, sulle risposte a certe domande, sulle reazioni a certe situazioni tipiche e così via.
D’altronde l’Astrologia, da strumento di conoscenza, potenzialmente obiettivo e neutrale, finisce troppo spesso per diventare un mezzo di terapia, un medicinale, se non addirittura, in certi casi, un dispositivo con cui lucrare tra mezze verità e mezzi segreti sulla gente e, ancor più deleterio, con cui svendere lo straordinario bagaglio simbolico ai mass-media. Anche nello sforzo più sincero di chi vuole usare l’astrologia per aiutare il prossimo si nasconde l’insidia di confondere il potere rappresentativo dei simboli astrologici con un potere psico-terapeutico individuale che potrebbe non avere alcun valore conoscitivo in sé a livello generale. Alla psicoterapia, anche quella che si fa aiutare dalla nostra scienza, infatti, non interessa la conoscenza profonda delle cause (psichiche o fisiche) che scatenano il problema psicologico, ma bensì le modalità pratiche che possano apportare un senso di beneficio al sofferente. In altre parole, si corre sia il rischio di piegare l’astrologia a fini terapeutici che le sono sostanzialmente estranei, sia di costruirvi sopra una filosofia di stampo psicanalitico, che dia un senso forzato di serenità a noi poveri individui legati a una società sempre più alienata.
C’è da chiedersi a questo punto quale sia, in verità, il ruolo dell’Astrologo anche perché tra le mille astrologie oggi esistenti, esso sembra cambiare a seconda del tipo di astrologia praticata:

*Astrologia previsionale:

Richiede lo studio di tutte quelle tecniche (astrologia oraria, case derivate, oroscopo progresso, transiti, rivoluzioni solari, ecc.) che permettano delle risposte, le più esatte possibili.

*Astrologia sperimentale e teorica:

Fondamentale ed utilissima per chi fa astrologia pratica, richiede un lavoro che verta sulla speculazione, sulla ricerca e quindi sullo studio e sulla statistica.

*Astrologia psicologica:

Rivolta ad offrire al cliente uno strumento di conoscenza interiore e di trasformazione. Richiede una preparazione in tal senso ossia è auspicabile un percorso personale che sia poi propositivo per gli altri. La conoscenza interiore comporta un lungo lavoro su sé stessi, ma ciò è necessario per chi voglia offrire agli altri spunti significativi per la comprensione della loro natura più autentica e profonda.

*Astrologia esoterica e spirituale:

Richiede un percorso personale ancor più impegnativo di quello psicologico in quanto il rischio di vaneggiare o di sconfinare nel narcisismo spirituale o di fare una deleteria e alienata parodia della new age è molto forte.
Troppe volte ormai ci si imbatte, direttamente o indirettamente, in astrologi deterministici che pretendono di prevedere il futuro col solo aiuto del dizionario astrologico in stile ‘Bignami’. Il pericolo di sconvolgere menti deboli è sempre incombente, soprattutto quando si vuole sfruttare il proprio ruolo di astrologo incatenando i poveri consultanti, magari anche privi di senso critico e di sana diffidenza, a una serie infinita di consultazioni che dovrebbero, prima o poi (soprattutto poi), liberarli dai loro guai e dalle loro sofferenze.
Dunque sembra arduo poter dare una impostazione sistematica a tutto ciò che ruota intorno a questo ‘discorso/studio sugli astri’ (astro dal greco astron = stella - logia dal tema gr. Logos = parola), ma l’evoluzione di un sistema può essere già colta nell’apertura al nuovo. Inoltre il bisogno di ordine, tipico della casa VI, è molto sentito dalla categoria, se non altro per sfatare quei fraintendimenti che hanno relegato in second’ordine questa disciplina.


RIEPILOGANDO:

* Esigenza di una certificazione di qualità che ne rinnovi la trasparenza.

* E’ essenziale che ogni astrologo chiarisca a se stesso quale tipo di astrologia vuole seguire.

* Preparazione adeguata.


LA FIGURA DELL’ASTROLOGO

Partiamo dal presupposto che l’Astrologia è innanzitutto uno strumento di conoscenza di sé e quindi non di certo una sorta di magica panacea in grado di guarire il prossimo e/o il mondo intero; nonostante ciò molti pensano che l’astrologo, se non proprio un guaritore dell’anima, sia almeno una figura alternativa a cui si possono chiedere lumi e consigli; in cui trovare orecchie comprensive pronte ad ascoltare le confessioni più inconfessabili e spalle robuste su cui piangere e sfogarsi. Ciò è dovuto al fatto che spesso le persone che si rivolgono all’astrologia non hanno le idee chiare, stanno cercando, ma non sanno neppure loro cosa stanno cercando. E’ esattamente come quando un paziente va da un terapeuta: si sente male, vuole essere aiutato a capire, ma non sa ancora cosa c’è che non va di preciso in quanto il malessere è diffuso. E’ chiaro che è molto più semplice quando una persona è già aperta e vuole conoscersi ed è pronta quindi ad ascoltare ciò che le viene detto; ma questo rappresenta sì e no il 15% delle persone e, guarda caso, sono quelle che magari hanno già fatto terapie, analisi, insomma ricerca su di sé. Gli altri si avventurano, magari sono anche aperti, ma non sanno neppure a cosa vanno incontro: le ‘fughe’, infatti, non sempre sono in mala fede, spesso sono invece causate da rifiuti ad accettare ciò che un tema natale può rivelare o anche da una superficialità di fondo.
Dunque non tocca certo all’astrologo guarire – in effetti nessuno guarisce in quanto tutti si autoguariscono – tuttavia non si può tralasciare il fatto che non si devono però fare guai. Questo è un problema forte perché anche durante una consulenza astrologica si possono dare informazioni dannose a chi non ne ha ancora coscienza. Certo l’astrologo non fa lo psicologo, però il tema natale ha la possibilità di andare a leggere cose che richiedono poi dei supporti e di questo l’astrologo deve rendersi conto ed esserne responsabile. Gli astrologi vanno comunque a scartabellare i fatti più intimi dell’animo umano e in questo processo le ferite si riaprono, si mettono in moto energie e dinamiche psichiche che hanno poi bisogno di adeguate e precise spiegazioni e dunque di supporti: si può non sapere come si fabbricano gli esplosivi, ma se si lavora con gli esplosivi si deve comunque saperli maneggiare con cura… Allo stesso modo i fatti dell’anima vanno maneggiati con cura, empatia e compassione.
Dunque un requisito importante, in un rapporto di consulenza, è proprio quello di essere in grado di padroneggiare le energie che lavorano nella relazione. Un tempo e in culture molto diverse dalla nostra, prima di diventare ‘accompagnatori’ del viaggio di conoscenza di un’altra persona, veniva richiesto un percorso personale che i moderni psicologi neanche si sognano. Guaritori, maghi, sciamani o comunque ‘iniziati’ avevano una solida preparazione trasmessa personalmente da maestri che li guidavano passo dopo passo nella preparazione alla loro difficile arte. Sin dai primi anni venivano allontanati dalla comunità, dalle normali faccende quotidiane per permettere loro un apprendistato che durava metà della loro vita. Tale apprendistato era fatto di studio delle leggi della natura e delle leggi del funzionamento del loro stesso corpo e della loro mente nonché delle leggi delle interazioni con le persone. L’obiettivo era il contatto diretto con le fonti inesauribili della loro stessa creatività universale. Il grande crogiuolo del lavoro di purificazione era ed è non solo la propria mente, con le sue passioni, i suoi desideri, la luce e l’ombra, ma la stessa mente collettiva. Era dunque necessaria una disciplina, una disponibilità ed una dedizione totale al loro progetto: ‘un ritmo preciso che occorreva ripetere migliaia di volte’ prima che l’opera alchemica di trasformazione della mente potesse compiersi. Solo allora era possibile guidare lungo lo stesso percorso il fratello minore.
Insomma, s è vero che una laurea in psicologia non è necessaria, è comunque consigliabile un percorso personale di conoscenza, possibilmente non solitario, ma, rifacendoci alla saggezza della tradizione, costantemente supervisionato da un ‘fratello-maestro’ che avendo già fatto il medesimo processo possa aiutarci a non rimanere impigliati nelle nostre stesse illusioni.
A questo riguardo è significativo il discorso di introduzione fatto da Ljuba Cordara ai suoi allievi sul COUNSELLING.
Possiamo dire che la psicologia dà una mano all’astrologia e viceversa, con la differenza che la consultazione astrologica può individuare il nodo da sciogliere, ma non può sostituire una eventuale psicoterapia. Fermo restando che anche in certi ambienti (medicina, psichiatria, ecc.) troppo spesso i professionisti esercitano legittimamente la psicanalisi e la psicoterapia senza una specifica preparazione e senza aver fatto un percorso analitico dimostrabile; tant’è che oggi, in questi settori, la lotta consiste appunto nel pretendere, per l’iscrizione all’Albo, una specifica formazione in psicoterapie e analisi, prevista anche per il dottorato in medicina e quindi non solo per la psichiatria e la psicologia.
Si delinea dunque una figura professionale, quella dell’astrologo, alquanto ricca e particolare, con una cultura più vasta possibile che comprenda sì la psicologia ma non si esaurisca ad essa, ma che porti all’interpretazione del simbolo nel suo significato più profondo; una cultura non solo astratta, ma basata anche sul vissuto personale che si acquista con l’età.
Comunque, prima di concludere questo capitolo, è bene fare un distinguo per focalizzare ancora meglio le competenze di un astrologo:

1. C’è chi si occupa di astrologia per passione o per hobby e si diletta quindi in qualche tema natale per amici, colleghi e conoscenti, magari, a volte, anche con compenso. Questa modalità può definirsi saltuaria, non investe la propria professionalità e serve per valorizzare gli studi fatti sperimentandone la validità. Comporta rischi differenti che sono più ricercabili nel privato piuttosto che nella consulenza stessa, quindi basterà che si tenga presente il proprio codice morale e ci si comporti secondo coscienza. Astrologi esperti, però, hanno rilevato la difficoltà a mantenere un distacco emotivo – quindi a mantenere l’obiettività – nel caso di amici o parenti, riconoscendosi più vulnerabili e dunque meno ‘coperti’.

2. C’è l’astrologo che ha studiato per anni la materia, che ha seguito corsi, formazioni, conferenze e letto i migliori libri in commercio. L’astrologo che ha avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con le persone sul piano umanistico ricavandone conferme e mantenendo la clientela attraverso il ‘passa-parola’ e non attraverso deleterie pubblicità.

3. Abbiamo anche l’astrologo professionista che, alla base della propria formazione, ha una preparazione professionale di psicoterapeuta e quindi si attiene ad una modalità differente dal normale professionista astrologo: tende prima di tutto (anche per deformazione professionale) a cercare il conflitto, l’incongruenza, il blocco ed entra subito nelle difficoltà del tema che sta esaminando con l’abilità di chi è abituato a leggere ‘dentro’ per poi dare uno sguardo ‘fuori’. Chi si rivolge a questo tipo di consulente non cerca risposte (come accade normalmente agli astrologi), ma si aspetta di essere rovesciato come un calzino e probabilmente desidera sentir parlare delle proprie ombre, per capire come risolverle o imparare a conviverci. Chi, prima di essere astrologo, è terapeuta (pur non mescolando le due modalità professionali), non può certo prescindere dalla qualità dei propri studi, che applicherà in via del tutto naturale anche all’attività astrologica, sia che si tratti di insegnamento che di consulenza.

4. Esistono anche persone che usano l’astrologia soltanto per fini personali, come strumento di auto-conoscenza.

5. Da ultimo c’è chi si spaccia per astrologo in completa malafede: chi porta avanti un discorso di dipendenza ed approfitta della fragilità delle persone, cercando in qualche modo di impressionarle con un presunto potere, facendo loro sentire l’inadeguatezza alla vita con arroganza e presunzione. Appartenente a quella categoria che getta fango sulla professionalità astrologica seria e corretta, detta figura non è da appellarsi con il titolo di astrologo.

RIEPILOGANDO:

* Definizione incontestabile dell’Astrologia è quello di strumento di conoscenza di sé.

* Un astrologo non è uno psicologo dunque non è necessaria una laurea in psicologia, anche se è auspicabile una conoscenza delle dinamiche psichiche.

* Uno psicologo può praticare anche l’Astrologia.

* Per ambedue le figure è fondamentale un percorso personale di conoscenza.

* Necessità di una formazione per conoscere ed essere in grado di padroneggiare le eventuali energie che si mettono in atto in un rapporto di consulenza.

* Necessità di un vasto bagaglio culturale ed esperienziale.

* Un astrologo dovrebbe coltivare doti quali: intuizione, sensibilità, capacità empatica, umiltà. Soprattutto Amore per l’Umanità e per la Natura.

* Il temperamento dell’astrologo deve essere il più equilibrato possibile.

* Chi fa del ‘terrorismo’ astrologico non è un astrologo.

LA FIGURA DEL CONSULTANTE

Spesso chi si rivolge all’astrologo non è alla sua prima esperienza in fatto di consulenza astrologica e, come succede per tutti i settori, può essere incappato in gente ben poco professionale.
Molti hanno un’idea completamente sbagliata di come deve essere improntato un discorso tra l’astrologo ed il consultante, e rimangono poi positivamente meravigliati dall’approccio serio e coinvolgente. Ci sono anche i consultanti ‘ermetici’ che rispondono evasivamente alle domande, convinti che l’astrologo debba essere un mago e con un atteggiamento quasi da sfida vogliono tastarne la bravura. Esiste poi quella categoria di persone che sono state clienti dei vari ‘166’ e che scambiano l’astrologia per un’arte divinatoria, utile solamente per riuscire a vincere al lotto o intenti simili; di solito, dette persone non hanno alcuna volontà di mettersi in discussione.
In relazione all’operato dell’astrologo si è osservato il verificarsi di una selezione naturale: c’è il consultante che dopo il primo incontro ritorna ogni anno (o quasi) per l’oroscopo previsionale ritenendo tale strumento utile per la sua crescita; e c’è invece il consultante che non si fa più vedere, perché evidentemente nutriva aspettative diverse o semplicemente viaggiava su un’altra lunghezza d’onda.
*****

“Prevedere è un privilegio,

Informare è un dovere

Predire è un attentato alla

libertà dell’anima”

(G. Jama)

*****

LA CONSULENZA

Note generali:

Il discorso del counselling è certamente spinoso per gli astrologi, o per meglio dire per alcuni astrologi; fortunatamente la categoria annovera persone serie, preparate e molto sensibili che sanno come agire per offrire un servizio ottimale; mentre altri, ponendosi come figure senza una precisa collocazione, vorrebbero da un lato avere un riconoscimento della loro figura, ma poi non vorrebbero sottoporsi alla preparazione specifica indispensabile a chi si interessa degli altri in termini di consulenza.
Il CIDA, nelle ultime sessioni di esame, ha preparato dei seminari sul counselling che hanno avuto molto successo fra i candidati e, comunque, poiché nella materia di esame c’è anche una pratica dimostrativa del come si interpreta, chi non ha mai avvicinato il mondo della psicologia, neanche nei suoi rudimenti fondamentali, facilmente incorre in evidenti manifestazioni di interpretazione deterministica (tipo Urano in VII = è inutile che si sposi tanto lei resterà sempre solo etc.). A livello formativo, il lavoro da fare è arduo e oneroso, ma già da tempo l’Astrologia si sta sempre più sensibilizzando al problema. E questo soprattutto per rendere consapevole chi interpreta – e che non sia uno psicologo professionista – della presenza in un tema di determinate problematiche, e nel caso prospettare al consultante, con le maniere dovute, l’utilità di una terapia analitica. Chi ascolta, infatti, si attende solidarietà per le proprie attese e non di essere sferzato da un destino che un ottuso interprete, sovente per un forte senso egoico, gli sbandiera davanti in tutta la sua ineluttabilità.
In termini moderni, sempre più spesso si usa il termine inglese counselling, ma dal latino consulere (deliberare, consultare) il termine ‘consulente’ indica, in generale: ‘colui che dà pareri’; è perciò un professionista a cui si ricorre per avere consigli, chiarimenti e quindi aiuto. Di converso per ‘consulenza astrologica’ si intende quella particolare relazione tra l’astrologo (consulente) e la persona (consultante) che richiede l’interpretazione del tema natale. Potrebbe definirsi un lavoro tra individui dove uno porta la conoscenza della materia (consulente) e l’altro le proprie esperienze di vita (consultante), ma con l’intento di una comprensione comune. Non è quindi una competizione e tanto meno un rifugio affettivo, ma piuttosto una cooperazione. Il consulto astrologico può essere anche avvertito come uno spazio particolare, un ‘cerchio magico’ in cui il professionista sviluppa quella capacità di ‘sentire’ un tema natale, di ‘toccarlo’, di entrarci dentro… Viene a formarsi, dunque, un centro energetico che opera una trasformazione alchemica fra le due persone che interagiscono: due campi entrano in intima connessione, si fondono e poi staccandosi ne escono trasformati. Certo è che, a qualsiasi livello, dopo un consulto né il consulente né il consultante sono più gli stessi.
A questo proposito è molto interessante il libro di Tadd Mann “L’arte rotonda”. Si può dire che non si discosta di molto, almeno nelle regole, da qualsiasi altra relazione di aiuto, con il distinguo che il rapporto di consulenza è tutt’altra cosa dalla terapia analitica. Per cogliere meglio le differenze tra analisi e relazione d’aiuto, citiamo due impostazioni teoriche differenti: una basata sulla teoria di Freud e una basata sulla teoria di Rogers. In maniera molto semplificata la teoria di Freud afferma che l’inconscio si rivela attraverso lapsus e sogni; l’analista, mediante l’interpretazione di lapsus e sogni, fa sì che l’inconscio diventi conscio. La teoria di Rogers afferma che ciascuno ha mancanze di libertà esperienziali dovute a difficoltà antiche. Ma ha anche le energie per aiutarsi da solo, senza bisogno del tramite, dell’interpretazione dell’analista, a patto di trovarsi in un clima che favorisca l’energizzazione delle sue risorse. La terapia analitica va ad ‘aggiustare’ e a ‘guardare’ i problemi strutturali della personalità, qualche cosa che sta proprio alla base. La consulenza, la relazione di aiuto, riguarda invece il ‘qui ed ora’, in una struttura di personalità funzionante; riguarda una difficoltà in qualche modo momentanea. Al consulente servono capacità, competenze, qualità umane. Non si tratta quindi di fare il consulente, ma di essere consulente. In ogni caso, oltre all’attitudine verso un certo tipo di lavoro è molto importante una certa competenza comportamentale nel colloquio con il consultante; e se è vero che un metodo personale può delinearsi con la pratica, è pur sempre l’Uomo che si va ad incontrare e non un materiale qualsiasi. Essendo, appunto, un grandissimo strumento di conoscenza e proprio perché si rischia di giungere al cuore del problema in modo inadeguato, a maggior ragione l’astrologia ha bisogno di appoggiarsi a tecniche di consulenza.
A questo proposito A. Alberto Semi, noto psicoanalista veneziano, ritiene così importanti i particolari tecnici che nel suo scritto ‘Tecnica del colloquio’ suscita proprio un quesito fondamentale ossia: Come si ‘fa’ concretamente un colloquio? Così scrive: “Non ignoro, evidentemente, che in altro senso il ‘come si fa’ ognuno deve impararlo per proprio conto, personalizzando progressivamente il proprio stile di amare e di lavorare: penso, tuttavia, che il ‘come si fa’ va in qualche modo insegnato e che chi ha qualche anno d’esperienza in più tende a dimenticare – chissà perché – le difficoltà dell’inizio. Forse perché ne incontra di nuove, forse anche per quella tendenza un po’ sadica che è implicita in frasi tipo ‘come ho imparato io…’. Personalmente, ritengo invece sia utile fornire tutte quelle informazioni che formano il background comune di un’esperienza e che danno la possibilità a ciascuno di comprendere ed affinare la tecnica fino a farne un vero e proprio stile personale… Ma se uno deve scoprire da sé l’alfabeto, non comunicherà mai con gli altri… Bisogna tener presente che uno dei rischi professionali è proprio quello di credersi il più bravo di tutti. Un nucleo di onnipotenza ce l’abbiamo tutti ed è un nucleo da tenere d’occhio… La tecnica in questo senso è anche uno strumento protettivo per la mente di chi si occupa della mente degli altri. Essa aiuta a vedere le proprie capacità nelle loro reali dimensioni, consente di rilevare materiale confrontabile, permette di discuterlo con franchezza e talora con divertimento”. (2)
Semi innanzitutto ritiene fondamentale la ‘cornice del colloquio’, ossia quei pre-requisiti mentali e materiali che un consulente dovrebbe conoscere per affrontare bene il suo lavoro:

Aspetti psichici

1. Quando si inizia un’attività, è bene chiedersi perché la si fa e che significato può avere; occorre saper ben distinguere il lavoro del consulente da quello degli storici, dei poliziotti, dei giudici.

2. L’appuntamento fa parte degli aspetti psichici e converrà fissarlo in un momento di relativa calma e basso tasso di stress; è necessario sapere di avere a disposizione almeno 45 minuti (anche un’ora va bene, ma occorre tenere d’occhio la curva dell’attenzione) totalmente da dedicare al cliente, soprattutto se nuovo. Meglio fissarlo più in là nel tempo sapendo di poter lavorare in pace, piuttosto che fissarlo a breve scadenza ma in una giornata già abbastanza faticosa. Fissare l’appuntamento è già in sé una comunicazione; se, per esempio, si dicesse un generico “venga domattina”, si comunicherà un atteggiamento sciatto e approssimativo che la persona non mancherà di ‘registrare’.

3. Adottare una linea di massimo riserbo anche nel fissare l’appuntamento: spesso il cliente, sentendosi garantito dalla distanza telefonica, è già disponibile a parlare di sé; in questo caso è auspicabile tagliar corto e molto educatamente dire, ad es., “d’accordo, quando ci vedremo ne potremo parlare con comodo”. E’ da tener presente comunque che il cliente che si attacca al telefono insistendo per dire tutto e subito è come se dicesse: “sono una bella gatta da pelare”! Di converso c’è chi sa celare quest’aspetto al telefono e lo mostrerà poi in sede di colloquio.

4. Nel fissare l’appuntamento è bene farsi dare un recapito telefonico nel caso, in via imprevedibile, ci sia necessità di spostare l’incontro.

5. A volte non è direttamente il cliente a telefonare per un appuntamento, ma una terza persona e se i motivi paiono futili è meglio dire che si preferisce prendere accordi diretti con la persona interessata e stabilire quando quest’ultima potrà richiamare.

6. E’ consigliabile non adottare atteggiamenti estremisti: il consultante non è un amico, soprattutto se non lo si è mai visto prima, ed accoglierlo con grandi sorrisi, pacche sulle spalle ed il ‘tu’ può dare la benefica impressione di avere superato le difficoltà di incontro. In realtà si comunica, anche se indirettamente, che se ne ha una discreta paura; d’altro canto, seguire modelli troppo rigidi metterebbe in risalto l’aspetto ‘tecnico’ e meno quello umano.

7. Un buon consulente dovrebbe riuscire a sgomberare la testa dalle proprie voci interiori, così l’altro avrà la possibilità di sentirsi ascoltato e non di ascoltare.

8. Osservare quando il consultante si mette in ‘punta alla sedia’ con una posizione che sembra sia sul punto di partire o che invece tende ad ‘arretrare: il messaggio indiretto che queste persone mandano è quello di non invadere troppo il loro ‘territorio’. La distanza assume un valore simbolico molto importante nel vissuto di chi sta di fronte. A volte è sbagliato creare un clima di empatia, di accoglienza troppo calda al primo incontro, in quanto certi clienti hanno bisogno di tempo per fidarsi e lasciarsi andare. Ci sono tappe ben precise nell’apertura dell’altro, e se questa apertura è troppo rapida, il cliente ‘scappa’, soprattutto se ha problemi d’invasione.

9. E’ importante trasmettere al cliente una disponibilità attenta e rispettosa, una curiosità non invadente e una capacità di essere attivamente neutrali. In nome di questo rispetto è necessario avere all’interno di sé un’immagine abbastanza chiara di quelle che sono le personali dinamiche e capacità professionali. Un problema riferito troppo crudamente, per esempio, può creare più danno che aiuto. In ogni caso chi si fa fare un tema natale è in cerca di aiuto e troppo spesso la lettura crea chiusura nel cliente.

10. Nel consulto astrologico, come più sopra accennato, lo scopo è giungere all’anima di una persona e non si può rischiare che ne esca schiacciata da qualcosa che non è ancora in grado di elaborare. Spesso si dimentica che il tema natale non è un giudizio insindacabile e non rappresenta neppure un ‘modo di essere’, ma rappresenta un potenziale evolutivo in grado di essere conosciuto e trasformato, fino ad essere risolto.

11. Certamente al consultante va detta la verità circa il suo tema, ma la differenza fondamentale è sul tipo di verità che si deve enunciare. Non dire la verità non serve a nulla – e non è comunque corretto assecondare il consultante con ciò che vuole sentirsi dire – tuttavia un conto è dire, ad esempio: “Se hai Plutone quadrato a Mercurio sei una persona falsa, poco affidabile o poco sincera”, senza considerare che quell’aspetto deriva dall’aver introiettato una profonda difficoltà di relazionarsi con gli altri, dovuta ad una difesa eccessiva da ciò che effettivamente pensava, avendo dovuto imparare nell’infanzia a celare tutto ciò che passava nella sua mente perché questo gli procurava grossissimi guai; di conseguenza, è diventato automatico dire quello che gli altri vogliono sentire e non lasciarsi mai penetrare, in aggiunta al fatto di interpretare spesso in modo negativo i messaggi che arrivano perché ha sviluppato una percezione estremamente selettiva nei confronti di quelli ambigui. Quindi nel primo caso il messaggio è del tipo: “Sei così e non c’è nulla da fare”. Nel secondo invece: “Ci sono dei problemi che devi comprendere, che devi imparare a vedere in azione, dopo di che puoi tranquillamente lavorarci su e risolverli”. Nel primo caso gli si fa capire tra le righe che è un po’ “bastardetto”, nel secondo gli si dice: “Siccome ti hanno sempre tradito non accettando quello che veramente eri, ora puoi smettere tranquillamente di tradirti e imparare a rispettare i tuoi pensieri e a diventare diretto e chiaro, prima con te stesso e questo ti porterà ad avere un tipo diverso di rapporti con il mondo.”

12. Quindi non meno importante è il modo in cui si dicono le cose in quanto, secondo esperti della comunicazione, il modo prevale sempre sul contenuto. Occorre, cioè, trovare il ‘colore’ giusto affinché tutto si inserisca in modo armonico nel contesto del consulto. Prendendo ad esempio una casa, è il suo colore esterno che la inserisce in modo armonico o dissonante nell’ambiente circostante. Se è rilevante dire ed esprimersi con chiarezza, non è meno essenziale il modo con cui si trasmettono i contenuti. La prima conferma decisiva di quanto si sta dicendo viene dall’espressione del viso e dal tono della voce: un timbro di voce gradevole, senza scatti, nitido e preciso facilità il colloquio; un sorriso al momento opportuno crea simpatia e fiducia; lo sguardo, in particolare, stabilisce un contatto con chi ascolta, tant’è che guardando negli occhi l’interlocutore in modo franco e amichevole si crea un contesto positivo; al contrario, uno sguardo sfuggente toglie credibilità a quanto si sta dicendo. Certamente, come già detto, anche l’abbigliamento ha un ruolo nel contesto: presentarsi, ad esempio, con vestiti ricercati o troppo eleganti in un ambiente dove si preferiscono abiti semplici e sportivi, può creare una situazione di ‘frattura’. Un contesto ‘coerente’, quindi, facilita la comprensione reciproca. A questo riguardo un ulteriore approfondimento è dato dal capitolo che segue.

Aspetti materiali

“Un colloquio che si svolge fra due persone avviene in un luogo e questo luogo ha una grande importanza nello svolgimento del colloquio stesso. Nessuno di noi accetterebbe di trovarsi con un amico, col quale abbiamo bisogno di parlare di cose gravi ed importanti, in un luogo caotico e disturbante: cercheremo un posto adatto, dove non si sia continuamente interrotti, dove si possono dire le cose che ci stanno a cuore sapendo che saranno ascoltate e che non saranno udite da altri, ai quali preferiremmo non comunicarle.
Vi siete mai chiesti cos’è una stanza? Facendo come i bambini: una stanza è un luogo delimitato da pareti e solitamente caratterizzato da aperture verso l’esterno, finalizzate sia alla possibilità di entrarvi o di uscirne, sia alla possibilità di cambiare l’aria o di consentire la visione dell’ambiente esterno e l’entrata della luce solare. Gli elementi fondamentali sono dunque le pareti, le finestre e la porta. In moltissime istituzioni questi concetti elementari non vengono a tutt’oggi compresi. Innanzitutto la porta è l’elemento fondamentale della stanza; condizione necessaria perché un luogo meriti il nome di stanza o camera. La porta della stanza di colloquio dev’essere una porta a tutti gli effetti: non dovrebbe essere trasparente alla luce o ai suoni, dovrebbe essere dotata di una maniglia e di una serratura. La porta serve ad essere aperta e ad essere chiusa.
E’ chiaro che ciascuno di questi elementi ha un solido aspetto concreto ed un altrettanto solido aspetto simbolico. Non si può, in altri termini, simboleggiare una porta mediante una tenda, svilirne il significato lasciandola perennemente aperta o svalutarla lasciando che chiunque la apra. No: la porta è qualcosa di immensamente importante. E’ il confine, al limite può essere il confine corporeo del consultante, è sicuramente il limite al di là del quale non diremmo le cose che possiamo dire al di qua. Il concetto di limite, di confine, di separazione, ha una lunga e contrastata storia. La civiltà umana è nata sul concetto di separazione: separazione dagli animali, dagli altri popoli, dalle altre tribù, dalle altre famiglie, dalle altre persone. Bisogna separare perché si possa comunicare, scambiare, vivere, riconoscersi. Anche gli animali hanno una loro separazione dello spazio e delimitano il territorio disponibile ad alcuni e non ad altri. Ma per l’uomo, animale nudo, animale che non riesce ad imparare dalla propria animalità se non attraverso un lungo itinerario di elaborazione psichica, questo concetto rimane sempre un po’ difficile da digerire. Giano bifronte ne è, in certo modo, il simbolo più evidente: nato forse da un bastone conficcato a segnare il limite della proprietà del campo, una faccia del quale rivolta verso una proprietà e l’altra faccia all’altra, Giano fu deificato: ma nella forma dell’ambiguità, del tentativo di separare e riunire, raffigurati in un’unica effige. Succede spesso che si tolleri che gli altri bussino, entrino senza bussare, telefonino. La porta c’è ma non si vede: ed allora quella porta diventa solo un misero trucco. Non serve a nulla una porta che venga aperta in continuazione.” (3)
Anche l’arredamento è un qualcosa che presenta al cliente aspetti del consulente; avere sedie comode, invece, comunica semplicemente che si vuol mettere il consultante a suo agio; le pareti del tutto nude comunicherebbero un ambiente squallido. Fanno parte degli aspetti materiali della cornice del colloquio anche il nostro aspetto ed il nostro atteggiamento posturale e tutti questi dati messi assieme da un lato concorreranno a costituire l’immagine che il consultante si farà di noi, dall’altra saranno dei parametri o delle costanti di cui talvolta bisognerà tener conto quando ci si porrà il compito di valutare criticamente e razionalmente l’andamento del colloquio.
Anche l’abbigliamento ha un suo valore: chi fa consulenza, se si deve aprire in una posizione di ascolto, non deve avere addosso abiti molto stretti. Con un vestito rigido, infatti, si assumono più facilmente posture altrettanto rigide e si trasmette all’altro questa sensazione di rigidità e non di accoglienza.

Tra i preliminari il Semi contempla anche una ‘fase di riconoscimento’, cioè di presentazione e di informazione:

1. La presentazione dovrebbe essere essenziale; un “buongiorno” o “buonasera” ed una stretta di mano – se c’è questa abitudine – seguita subito da un’indicazione precisa sul posto che il consultante deve occupare (“prego si accomodi lì”). In questo modo si evita alla persona un eventuale imbarazzo.

2. Prima dell’interpretazione vera e propria è necessario chiedere al cliente informazioni personali del tipo: se lavora, che lavoro svolge, se è sposato, se ha figli, ecc. Ma è altresì importante chiedere il motivo che lo ha spinto a chiedere un consulto e soprattutto cosa si aspetta dal consulente astrologo (sempre che tutto ciò non sia stato chiarito in sede di appuntamento).

3. E’ fondamentale tenere presente che, nonostante le informazioni preliminari, nonostante l’appuntamento, nonostante la prima impressione emotiva, ciò che si conosce del cliente è poco o nulla. Si ha di fronte uno sconosciuto e si dovrà cercare di capire chi è con l’aiuto del TN.

4. Quando si fa un consulto occorre saper trovare la modalità per arrivare a quello che la consulenza si propone come scopo: ovvero riuscire a far comprendere delle cose ad una persona che non le ha ancora messe a fuoco, per fare in modo, dopo il colloquio, si conosca di più e ne esca dunque arricchita.

La comunicazione

Prendendo spunto dalla Terapia della Famiglia, che è appunto una terapia relazionale, è molto importante sottolineare alcune caratteristiche della comunicazione tra due persone.
La premessa della comunicazione si può racchiudere nella frase “non si può non comunicare”. Questo significa che sia il consulente che il consultante sono sempre in comunicazione; interagiscono quindi con un continuo scambio di informazioni, anche se, a volte, queste sono fatte di silenzi, di sospiri, di gesti, di tensioni e non di parole. La comunicazione è uno scambio di informazioni a diversi livelli e non solo: la comunicazione assume anche la funzione di regolazione sociale stabilizzando o modificando le relazioni fra gli individui. Questo è molto importante perché, dopo un consulto, le due persone che hanno interagito non sono più le stesse.
Per questo il tema della comunicazione in consulenza è importantissimo in quanto è il solo mezzo di cui le persone dispongono per definirsi nel loro comportamento sociale; attraverso una comunicazione “competente”, infatti, c’è la possibilità di influenzare l’altro in modo incisivo tramite sottili interazioni che sono atte a modificare, attimo dopo attimo, la propria posizione rispetto all’altro.
E’ da notare che quando ci si sente in sintonia con la persona che si ha di fronte, accade una sorta di imitazione involontaria in cui uno riflette i gesti dell’altro – gesti impercettibili quali il respiro, l’avvicinarsi o l’allontanarsi dalla scrivania con il busto, il muovere le mani, ecc. – e tutto ciò accade quando ci si trova in sintonia emotiva ed empatica, mentre viene completamente evitato quando si ha con l’altro una sensazione di estraneità. Quindi è importantissimo il tipo di comunicazione che i consulenti danno alla persona che hanno di fronte, anche perché, insieme ad una serie di informazioni verbali chiare, si passano una infinità di messaggi di cui spesso non si ha consapevolezza.
Quando si entra in relazione è importante dunque sapere che ci deve essere la consapevolezza di essere in contatto e in ascolto reciproco e che si tratta di una comunicazione “analogica”, ovvero di una interazione che passa attraverso i due canali verbale e non verbale. Questo tipo di comunicazione è abbastanza semplice fra due persone che condividono lo stesso patrimonio culturale ma è difficilissima quando non si ha questo background comune, poiché mentre il codice verbale può anche essere conosciuto, quello non verbale risulta diverso e quindi si può avere la sensazione della non sintonia.
E’ importante sottolineare che madre natura ci ha dotato di disposizioni innate alla relazione, a diversi tipi di relazione, ed ogni disposizione ha una sua propria meta relazionale. Queste disposizioni innate, questo “sapere come” fare per procurarci ciò di cui abbiamo bisogno, si esprimono in schemi comportamentali ed emozionali che prescindono dal linguaggio. Rappresentano un primitivo e innato bagaglio di comportamenti proficui che i nostri antenati ci hanno trasmesso e con i quali possiamo, verosimilmente, confrontarci costruttivamente (se tutto va bene) con l’ambiente in cui nasciamo. Ambiente da cui riceveremo risposte che genereranno a loro volta altri comportamenti, ed emozioni poi inscritte anch’esse nel nostro corredo genetico.
Possiamo anche pensare, per comprendere meglio, agli archetipi dell’inconscio collettivo che Jung ci ha descritto essere base e funzionamento della comunicazione. L’inconscio collettivo, con i suoi archetipi, ha trovato un riscontro sperimentale nella psicologia evoluzionista. Quest’ultima, con le sue osservazioni sul campo ci ha mostrato come questo inconscio collettivo, o conoscenza innata implicita, si esprima in tutti gli esseri viventi e in tutte le culture in modo pressoché universale.
Dunque, queste predisposizioni innate a vari tipi di relazione – chiamate, in psicologia cognitiva, sistemi motivazionali – contengono delle rappresentazioni psichiche che ci permettono di comunicare e di capirci. Comprendiamo il significato di un sorriso o di un tono di voce o di un atteggiamento minaccioso. Non abbiamo bisogno di apprenderlo: ogni bimbo sa che se la mamma allarga le braccia vi si può rifugiare dentro con fiducia, il neonato sa come chiamarla quando ha bisogno di lei appena viene al mondo e la madre sa come rispondere al bimbo per accudirlo nel migliore dei modi; ogni innamorato si tiene per mano; ogni guerriero guarda con durezza il nemico, ecc. ecc… Questo avviene, naturalmente, a meno che un ambiente ostile o invalidante non ci abbia messo lo zampino.
E’ interessante mettere in evidenza che ogni sistema motivazionale – e questo è il frutto delle più recenti ricerche in campo neuro-fisiologico e della psicologia sperimentale – è attivato da fattori specifici e corredato da emozioni specifiche, non intercambiabili, che sono i migliori aiuti che la natura abbia saputo darci per il conseguimento della meta appartenente a quel sistema. Ad esempio: il sistema antagonista è attivato dalla percezione che una risorsa è limitata, da un atteggiamento ostile e aggressivo di un’altra persona nei nostri confronti, oppure quando veniamo colpevolizzati, ridicolizzati o sottoposti a giudizio. In questi casi ci mettiamo immediatamente in una posizione difensiva, l’organismo risponde istintivamente con emozioni di rabbia, se non odio, di sospetto, di chiusura. Ecco perché in un ambiente critico (la critica non è l’osservazione affettuosa ed intelligente), il bambino crescerà inconsapevole del proprio valore, senza autostima e coverà rabbia e risentimento, emozioni che tra l’altro gli impediranno quell’apertura necessaria a compiere atti creativi e proficui per la propria realizzazione.
E’ chiaro che il sistema antagonista che ci prepara a lottare non è il più adatto ad una relazione di consulenza! La comprensione delle nostre ed altrui emozioni ci avverte dunque in quale tipo di relazione siamo. Così appare fondamentale saper discriminare nel grande oceano emozionale e saper tenere le nostre emozioni e quelle degli altri in grande considerazione. Questo è molto importante in una relazione di consulenza poiché si può avere una sorta di continuo monitoraggio di che cosa si sta ‘innescando’ in un preciso momento ed eventualmente correggerlo.
E’ la motivazione innata inscritta nel nostro corredo genetico che, dato un obiettivo comune (e solo in questo caso) e in presenza di ambiente sicuro (il luogo della consulenza per esempio), ci spinge verso la cooperazione attivando in noi emozioni quali empatia, condivisione, lealtà, fiducia, gioia (osservazioni etnologiche sull’attivazione del sistema cooperativo sono state fatte anche sugli animali). Definire un obiettivo comune diventa infatti indispensabile per instaurare un clima di collaborazione e di empatia, clima che può rappresentare la migliore garanzia di onestà (rispetto al riversare i nostri bisogni e i nostri vissuti emotivi) nella relazione perché si crea così la condizione di guardare la stessa cosa fianco a fianco e questo inibisce la competizione e il gioco di ruoli legati ad altri sistemi. Un clima di cooperazione (non più ‘io’ o ‘tu’, ma ‘noi’) è l’ideale per un proficuo lavoro di esplorazione e di conoscenza. E’ la modalità che fa lavorare meglio la nostra memoria operativa.
Chiunque di noi si senta sotto giudizio non può esplorare liberamente tutte le proprie potenzialità e quindi, nel caso di una consulenza astrologica, per esempio, è difficilmente in grado di accogliere alcune interpretazione dei simboli della propria carta. Non si tratta tanto di difesa, quanto di una impossibilità ad accedere attraverso la percezione e la meta-cognizione a quelle parti di sé che il consulente cerca di mostrare.
Se vogliamo che il cliente esca dalla consulenza con una consapevolezza, ed anche fiducia e serenità, più ampia di quando è entrato (credo che lo scopo della consulenza sia questo), dobbiamo attivare il sistema cooperativo attraverso vari accorgimenti, di cui il primo e il più importante è un obiettivo comune liberamente e consapevolmente condiviso, intorno al quale ruoti tutta la consulenza e che in quel contesto non venga mai tradito o disatteso (questo sta alla preparazione e alla capacità del consulente perché il consultante spesso vaga di qua e di là), perché questo, anche se non a livello conscio, chiude immediatamente il clima che si è instaurato e introduce il sistema antagonista. Quindi se durante il corso della consulenza l’obiettivo cambia è necessario che venga esplicitato e venga trovato un altro accordo comune.

Il linguaggio

Secondo il filosofo del linguaggio Grice, quattro sono le caratteristiche alla base della coerenza di una interazione collaborativa; quattro criteri o principi a cui è necessario attenersi se si desidera produrre un clima di collaborazione.

1. Il primo principio riguarda la qualità di quanto si dice ossia: “cerca di essere verosimile e porta le prove di quanto affermi”.
Questo principio rende implicito che va evitato tutto quello che fa riferimento a credenze e/o valori personali o fondati sul “mi sembra che”, “sento che”, ecc. Il compito dell’astrologo è quello di trasmettere al cliente il senso simbolico della sua carta del cielo ed aiutarlo ad applicarlo al particolare problema oggetto della consulenza.

2. Il secondo principio fa riferimento alla quantità della comunicazione ossia: “cerca di essere succinto e completo”.
Usare dunque il giusto numero di parole: usarne troppe potrebbe confondere il consultante, togliergli spazio, prevaricarlo; può anche denotare protagonismo, autocompiacimento o necessità di controllo, a volte anche intolleranza provocando inadeguatezza nel cliente o anche frustrazione. Dire poche parole invece lascerebbe del contenuto inespresso; denota reticenza, chiusura, disinteresse ed una certa avarizia di sé stessi; il cliente potrebbe avvertire la sensazione di non essere ‘importante’ o che il consulente non lo ritenga in grado di comprendere quello che gli viene detto, potrebbe sentirsi abbandonato e forse sfruttato.

3. Il terzo principio è quello della relazione ossia: “cerca di essere rilevante e facilmente comprensibile”.
Questo principio valuta l’attinenza al discorso cioè la necessità di ‘non uscire fuori dal tema’ magari parlando dei fatti propri (a meno che questo non serva per far comprendere meglio al cliente ciò che gli si vuole comunicare o magari a farlo sentire meno solo nella sofferenza), di non perdersi in particolari inutili che servono magari solo a mettere in mostra le proprie capacità. L’essere comprensibili riguarda il cogliere il veicolo principale di espressione del cliente e cercare di usare quello, perché un altro potrebbe risultare fuorviante e distanziante. Osservare la persona e comprendere con quale modalità comunica aiuta a sintonizzarsi sulla sua lunghezza d’onda. Un buon esercizio per esempio è assumere la posizione fisica uguale a quella adottata dal cliente (se non è magari opportuno farlo in modo evidente, si potrà appena accennarla con il corpo, ma amplificarla mentalmente).

4. Il quarto principio è quello che riguarda la maniera ossia: “cerca di essere chiaro e ordinato nell’esposizione”.
Occorre cercare di non saltare ‘di palo in frasca’ e questo vale anche per il cliente. E’ necessario fare attenzione a riportare sempre il discorso sul contenuto che si sta trattando e a non permettere che venga abbandonato fino a quando non si ritenga esaurito per passare poi ad un altro aspetto del tema natale. Questo principio è meno semplice di quanto sembra; nella consulenza la coerenza è fondamentale, essa rientra nei compiti strutturanti del consulente. Il quarto principio ci dice anche di non usare un linguaggio troppo difficile o estraneo al cliente. Spesso quello che si legge come resistenza da parte del cliente deriva semplicemente dal fatto di non essere stati compresi, magari proprio per l’uso di un linguaggio specialistico il cui significato è dato per scontato dal consulente, ma non dalla persona con cui si sta parlando. Ad esempio invece di usare il termine ‘depressione’ si potrebbe dire ‘uno stato in cui si potrà sentire solo e non capito’ oppure ‘le sembrerà di essere privo di energie’, e via dicendo.


EDUCAZIONE DEL CONSULTANTE

Capita molto spesso che chi va dall’astrologo sembra essere interessato più che altro ad ottenere notizie sul proprio futuro, con approcci del tipo “non mi interessa l’interpretazione del TN, io già mi conosco” eccetera. Il consulente astrologo può imbattersi, quindi, in una tipologia di clientela che, per così dire, mira esclusivamente alla ‘predizione’. Può incappare in special modo in tutti quei casi – e sono i peggiori – in cui le domande del consultante vertono sulla possibilità di morte di qualcuno (rivale in amore, suocera, ecc.) oppure sul ‘come’ ingannare meglio, ad esempio, il socio, il partner, i fratelli ed altri argomenti ancora che mirano esclusivamente a nuocere agli altri. L’etica professionale suggerisce sempre un possibile percorso di ‘aiuto’, ma impone anche di non transigere su alcuni principi morali: l’astrologo si occupa di vita e non di morte e gli inganni fanno parte esclusivamente delle scelte personali di chi si rivolge per la consultazione. In questi casi la drasticità nel non assecondare il consultante è fondamentale.
E’ importante, invece, restituire una spiegazione sul giusto valore da attribuire all’oroscopo previsionale, anche perché, quest’ultimo, è pur sempre una caratteristica dell’attività astrologica e va dunque redatto nel modo più possibile corretto. Attraverso un buon approccio alla lettura della simbologia astrologica e all’uso dei cicli planetari, ad esempio, si può insegnare al consultante a capire il meccanismo che si trova alla base dei propri timori, delle proprie scelte di vita, delle proprie sconfitte ed egli si sentirebbe meno in balia degli eventi e più consapevole delle proprie responsabilità. E’ assolutamente fondamentale spiegare fin dall’inizio la vera finalità dell’Oroscopo che è soprattutto quella di migliorare la conoscenza di sé stessi. Con pazienza e metodo, dunque, è opportuno cercare di educare il consultante ad assumere un approccio diverso verso l’Astrologia e di conseguenza verso la consultazione astrologica, spiegando innanzitutto che l’astrologo è un interprete e non un veggente; che non c’è un destino scritto che ci aspetta al varco, ma solo alcuni nodi di carattere che ci spingono – proprio perché non ne siamo sufficientemente consapevoli – in situazioni di vita ripetutamente difficili; è dunque di fondamentale importanza far comprendere che la scelta deve essere sempre fatta in prima persona e non delegata ad altri e tanto meno all’astrologo. L’astrologo può dare un validissimo aiuto nel far luce su ‘chi siamo’ e su ‘che cosa vogliamo’, ma non ha potere decisionale sulla vita altrui. Ottemperando a quanto sopra, se poi il cliente non si sente in sintonia con il metodo d’interpretazione degli astri e della vita, avviene automaticamente una selezione naturale. Secondo la ‘legge’ di attrazione, probabilmente, ‘ognuno ha l’astrologo che si merita’…

Dal punto di vista tecnico la sinastria tra il tema dell’astrologo e quello del consultante risulta essere un metodo efficace per verificare la compatibilità tra le due ‘essenze’. Alcuni, invece, seguono l’esempio di Evangeline Adams, ossia erigono una carta esatta per l’ora e il luogo della prima consultazione, inserendo in questa carta i pianeti natali del cliente per dimostrare l’aderenza tra la sua individualità di base e la situazione cosmica del momento, questo per comprendere meglio perché il cliente, anche inconsciamente, sceglie quel momento per l’incontro. Ciò che l’astrologo gli dirà relativamente alla carta natale e alle sue potenzialità, dovrà comunque servire per una costruzione positiva della persona.
Anche per il grande Rudhyar c’è un momento nella vita di una persona che, o da sola o per mediazione di un astrologo, la stessa diventa conscia della propria carta del cielo, e questo momento – o categoria di momenti – ha un significato profondo. Per un cliente che va da un astrologo professionista in qualche fase del proprio sviluppo personale, è molto importante considerare due fattori fondamentali: la carta di nascita e il momento in cui il cliente è arrivato. In tal modo si può determinare principalmente sia il suo stadio di sviluppo – i mezzi necessari sono progressioni e transiti – sia il significato della consultazione, cioè la relazione fra chi cerca, il momento della ricerca e la predisposizione dell’astrologo a quel momento. Nell’astrologia oraria ritroviamo il risultato della questione richiesta dal consultante in VII casa.

PSICOTERAPIA DELL’ASTROLOGO

Se per essere astrologi non è necessario essere psicologi, per fare una buona consulenza astrologica però, bisogna avere una preparazione ed una cultura, intese soprattutto in senso di ‘consapevolezza di sé e dell’altro’. E questo è spesso il punto dolente, perché molti astrologi, non avendo alcun tipo di conoscenza delle principali dinamiche interiori, non hanno nemmeno consapevolezza dei propri bisogni e allora premono, proiettano e si identificano con il consultante. Sarebbe invece auspicabile che un professionista astrologo fosse sostenuto da una personale, precedente psicoterapia o psicanalisi, che abbia dato, insomma, consapevolezza delle proprie qualità, così come dei propri difetti comportamentali (ovviamente ci sono persone che hanno raggiunto un traguardo di ottimo equilibrio, senza aver mai avuto alcun aiuto esterno).
Qualsiasi professione si forma attraverso la pratica, ma nel professare l’Astrologia c’è il problema della teoria: non esiste, infatti, una scuola di formazione quinquennale con tanto di corsi di ulteriore specializzazione; inoltre, molto spesso, l’apprendimento della teoria risulta essere confusa proprio perché molte sono le scuole di pensiero e non c’è quindi un’istituzione, una struttura che le raccolga tutte in modo da sviluppare un programma di studi completo ossia un percorso didattico prestabilito.
Quindi, quando lo studioso decide di avviarsi verso la professione di consulente astrologo, se non ha già un’esperienza di consulenza alle spalle, proveniente da un’altra professione, rischia di sbagliare l’approccio. Si troverebbe in situazione ottimale quel consulente astrologo che s’imponga di affrontare un breve training personale; ciò comporterebbe non solo un lavoro su di sé, ma anche l’appropriarsi di certe tecniche per riuscire poi a capire se sta mettendo in atto distorsioni percettive o proiettando dinamiche personali. Potrebbe trattarsi, ad esempio, di un particolare training di gruppo in strutture conosciute, in grado di offrire la sicurezza della validità degli operatori e riservato esclusivamente agli astrologi. Con il rilascio di una certificazione, il professionista astrologo si pone in una condizione privilegiata rispetto a quella dell’astrologo improvvisato e questo rafforzerebbe non solo la sua figura professionale, ma sarebbe una garanzia per il consultante e un lustro per l’astrologia.

TRANSFERT E PROIEZIONI

Il problema delle proiezioni e del transfert è un argomento molto delicato e anche di difficile comprensione, perché, a meno che non si conoscano le tecniche per codificarne i meccanismi e/o non si abbia la possibilità di avere una supervisione di tipo psicologico, il rischio per il consulente è proprio quello di trasferire al consultante gran parte delle sue problematiche personali. Il problema della proiezione può essere reciproco, ma la differenza fondamentale è che l’astrologo dovrebbe essere preparato a quest’evenienza e riconoscerla; mentre è assolutamente naturale che ci siano le proiezioni del consultante sull’astrologo, perché è il consultante che ha bisogno di conoscersi o che ha bisogno in qualche modo di ‘aiuto’.
In psicanalisi, per proiezione si intende il meccanismo psichico di difesa (molto spesso nevrotico o psicotico) per cui il soggetto attribuisce ad altri certe tendenze, intenzioni o conflitti che non può riconoscere in sé stesso (è il fenomeno opposto alla introiezione). Frequentissime, sebbene lievi e inavvertite, le proiezioni anche nei comuni rapporti interpersonali. La derivazione latina del termine trànsfert (da transferre, cioè ‘trasferire’) indica anch’essa un concetto di ‘traslazione’. Il concetto fu introdotto da Freud nel 1895 ed indica propriamente il processo di trasposizione inconsapevole, durante l’analisi, e sulla persona dell’analista, di sentimenti e di emozioni che il soggetto sentì in passato nei riguardi di persone importanti della sua infanzia. Più in generale, s’intende l’inevitabile, anche se tenue, accompagnamento inconscio di sentimenti pregressi, che contraddistingue qualsiasi rapporto affettivo interpersonale. Il transfert può essere positivo, negativo o ambivalente.
Il problema di fondo è proprio questo: nei lavori di sostegno bisognerebbe che colui che offre consulenza avesse abbastanza chiare le proprie dinamiche, per essere in grado di affrontare al meglio la sua professione e non andare a confondere le problematiche personali con quelle della persona che ha di fronte. Più c’è consapevolezza e capacità di accettare ciò che siamo e meno sono possibili le proiezioni.

Una delle tecniche più importanti nel consulto è la capacità discriminativa:

- Ognuno di noi registra e allo stesso modo trascura qualcosa fino a non percepirla del tutto, e questo sulla base del suo modo personale di leggere la realtà. Il metodo discriminatorio, quando si fa un training di counselling, consente di concentrarsi ad osservare le proprie modalità di attenzione e di portare in primo piano la propria griglia selettiva di percezione della realtà. Ad esempio, spesso l’astrologo tende a concentrarsi esclusivamente su un punto del tema, gestendo l’intero colloquio su quella problematica che a volte non è certo la più importante nella carta natale del consultante, ma probabilmente lo è, appunto, nel tema del consulente. La non conoscenza del proprio sistema percettivo, di frequente, porta a non sintonizzarsi sulla giusta lunghezza d’onda che permetterebbe di cogliere e soprattutto di sistemare le informazioni ricevute e di dare ad esse il giusto peso. Spesso entrano in gioco meccanismi di identificazione del consulente che finiscono per provocare distorsioni nella percezione interpersonale e far sottovalutare importanti aspetti del tema natale.

- Una consapevolezza del contatto è quindi auspicabile perché permette di comprendere ciò che avviene dentro di sé e di tenerlo separato da ciò che si percepisce nell’altro. A volte, durante un colloquio il consulente può provare crescenti stati di irritazione o di disorientamento di fronte al modo di parlare o di porsi del consultante. Bisogna sicuramente avere consapevolezza che questi stati d’animo non dipendono dall’altro e non sono causati dall’altro, ma dalla frustrazione di una aspettativa che, inconsciamente, si era posta su di lui.

- Bisogna poi distinguere la consapevolezza dal controllo, poiché quando si passa dalla prima al secondo è già intervenuta una funzione giudicante e censoria che ha modificato l’interazione; a quel punto la consapevolezza deve servire a rendersi conto se si sta ancora comunicando conformemente alle proprie intenzioni.

- Un altro tratto dei consulenti astrologici consiste nel lasciar perdere i punti più spinosi della conversazione non affrontandoli: mentre questa soluzione può andar bene nella vita quotidiana per mantenere una certa formalità nei rapporti, nella consulenza è assolutamente da evitare proprio perché l’aspetto critico dell’interazione copre, di solito, aspettative inespresse e frustrate che occorre investigare.

Come più sopra citato, la proiezione – ma non è l’unico meccanismo che può avvenire in una interazione – è dunque un meccanismo di difesa del tutto inconscio, e inconscio vuol dire che avviene al di fuori della coscienza. E’ importante sottolinearlo, proprio per mettere in evidenza che non è possibile volontariamente ‘stare attenti’ alla proiezione, poiché, come direbbe Totò a proposito della nebbia, “quando c’è non si vede”: in questo senso, sia il contenuto della proiezione che l’operazione stessa del proiettare ed il soggetto che proietta, risultano essere al di fuori della coscienza. Sono sempre l’attenzione e la consapevolezza a poterci venire in aiuto: caratteristica della coscienza umana (che ci differenzia dalle altre specie animali) è quella di sapere e contemporaneamente provare una certa emozione; sapere di star pensando un certo pensiero; sapere e contemporaneamente compiere un certo gesto e così via. Anche se la maggior parte della nostra giornata la passiamo in automatico, è possibile attivare la coscienza/consapevolezza come sguardo sempre presente non solo sugli altri, ma anche su noi stessi. Dunque se mi osservo mentre sento, penso e agisco con il cliente, posso meglio rendermi conto della natura di questi pensieri, emozioni e azioni. Ed è il tipo di emozione che provo nella relazione e nei confronti del cliente, o i pensieri che faccio su di lui che mi danno la misura delle mie proiezioni. Quando apro la porta e il viso di una persona mi ispira simpatia o antipatia, per fare un banalissimo esempio, è una qualità (la simpatia o l’antipatia) che non appartiene certo alla persona, ma a qualcosa dentro di me: qualcosa che associo, per similitudine – e i neuroni funzionano così – a un certo tratto del viso.
A questo proposito, oltre all’ascolto e all’osservazione, sarebbe da educare anche la capacità del non giudizio, che non è necessariamente espresso in forma verbale, ma anche in modo involontario, per esempio con atteggiamenti, sguardi, impostazione della voce che, senza volerlo, vanno ad influire sullo stato d’animo del consultante, e questo per non ‘inclinare’ o ‘dirigere’ qualsivoglia proiezione personale. Quello che noi vediamo è profondamente correlato a quello che siamo, e presumiamo semplicemente che il modo in cui vediamo le cose sia il modo in cui esse sono realmente, ma queste non sono altro che realtà soggettive. A seconda di come la persona è posizionata verso la realtà esterna, dunque, si potranno avere risultati o giudizi diversi. Quanto al senso etico non è da confondere dunque con il moralismo ed i pregiudizi personali: non si deve mai giudicare ma cercare di capire, e questo anche davanti alle situazioni più impensabili, così da valutare con più attenzione l’altro in quanto persona unica e irripetibile, ma soprattutto in cammino verso l’unica meta.
Ora, può accadere che se non siamo abituati a ‘monitorare’, nel sorgere, le nostre sensazioni ed emozioni, non ci accorgiamo che stiamo accogliendo con un certo sospetto il cliente e di conseguenza cresce l’antipatia nei suoi confronti; possiamo arrivare all’aggressività e ad un certo grado di intolleranza con frasi del tipo: ‘quella persona lì proprio non capisce’, ‘fraintende tutto ciò che si cerca di dirle’, ‘ha dei modi fastidiosi’, è ‘noiosa’, ‘chissà cosa cerca’, eccetera. La proiezione funziona pressappoco così. Le emozioni che si provano per i clienti non vengono indotte da loro; nel corso di un primo e a volte unico colloquio, si può essere quasi certi che appartengono al consulente e che, anche se alcune sue reazioni hanno un oggettivo legame con comportamenti particolari del cliente, semplicemente questi comportamenti sono l’esca, l’occasione per far sì che il consulente sia indotto a proiettare un personale vissuto o una sua parte non molto gradita. Altrimenti non si avrebbero reazioni emotive di rilievo proprio perché non esistono legami significativi reali con quel cliente, non è possibile che ci siano. Diventa allora evidente come sia importante non solo non prescindere da queste emozioni, ma anzi utilizzarle per fare chiarezza nella relazione, una chiarezza che ovviamente è interna, ma che poi si rifletterà nella qualità di realismo, e quindi di ascolto pulito e disponibile, e, nel caso dell’astrologo, di restituzione della sola simbologia espressa dalla carta, senza le personali ‘aggiunte’.
Le emozioni hanno significati precisi, e si inscrivono in modalità relazionali con motivazioni diverse. Se io provo, per esempio, rabbia o fastidio, queste sono emozioni che appartengono ad una relazione di tipo agonistico o ad una di attaccamento affettivo. Nel primo caso scaturiscono da un vissuto di sopraffazione o frustrazione, nel secondo da un vissuto di abbandono o di rifiuto. In una consulenza astrologica, dunque, un eventuale sentimento di rabbia o di fastidio non avrebbe senso, ma se l’emozione c’è vuol dire che deve essere tenuta in debito conto. Ci si può accorgere allora di stare agendo in quel momento una parte che si sente, per esempio, sconfitta: ma da chi, da cosa? Non certo dal consultante, ma probabilmente da un vissuto precedente che si sta proiettando nella relazione. E se questo è il tipo di sentimento, non c’è forse da chiedersi qual’era l’aspettativa creatasi in questa relazione? forse di vincere una competizione? o di essere accuditi, nutriti ossia gratificati?
Comunque chi pratica la consulenza astrologica, proprio per la delicatezza dei temi trattati, non dovrebbe trovarsi in uno stato emotivo o psicologico alterato, ossia in una situazione di squilibrio esistenziale. In questo caso il rischio di proiettare problematiche personali è ancora più accentuato e l’obiettività ancor più ‘sfocata’ a causa, appunto, di una lente poco chiara e dunque falsata. E’ giusto porsi il problema delle proiezioni e quindi di come uno stato d’animo di disagio e confusione possa influenzare l’esito della consultazione. D’altronde nei momenti di maggiore intensità emotiva negativa anche il comico, per esempio, non riesce a divertire come vorrebbe; il medico può fallire la diagnosi e l’avvocato può perdere la causa… Certamente non si può generalizzare ed un serio professionista astrologo si differenzia da un dilettante anche dalla capacità, appunto, di lavorare bene pur con problematiche personali in corso e, ovviamente, dalla consapevolezza del rischio di proiezioni. E’ impossibile per un astrologo trovarsi sempre in uno ‘stato di grazia’, tuttavia, in momenti di tensioni davvero forti – e questo fa parte della responsabilità propria dell’astrologo – è auspicabile mettersi un attimo da parte e procedere alla soluzione, per primo, delle proprie questioni. In ogni modo, occorre tener presente che, durante un consulto, si realizza volenti o nolenti un interscambio energetico pur essendo attivo un certo distacco e controllo saturnini.

IL PROBLEMA DEL ‘VAMPIRISMO’

Esiste un problema che spesso l’astrologo deve affrontare e risolvere e cioè: come difendersi dalle persone che diventano ossessive e invadenti? Persone che pretendono sempre di più in nome di una confidenza che, per convenienza, decidono di scambiare per amicizia? Il comportamento di questa categoria di consultanti sembra essere strettamente legato al loro grado di consapevolezza: se appartiene al tipo di individuo che si aspetta che l’astrologo risolva tutti i suoi problemi o che più semplicemente gli dica cosa deve fare o non fare, si aspetterà poi di essere consigliato anche sul vestito da indossare la mattina. Diventa dunque importante stabilire il giusto approccio con il consultante, come è importante rimanere fedeli ad una linea di condotta seria e responsabile.
Saper gestire il fenomeno del ‘vampirismo’ dipende unicamente dall’atteggiamento dell’astrologo. Se egli permette che ciò avvenga, per buona fede o per eccesso di disponibilità, scivola automaticamente in mancanza di professionalità; quindi tutto dipende da come l’astrologo si pone sin da subito o da come risponde al primo sospetto di ‘allargamento’ da parte del consultante. Indubbiamente non è facile, a volte è persino spiacevole, ma è fondamentale difendersi non soltanto in senso egoistico, ma anche per rispetto alla stessa professione. Ma se è vero che da un lato il problema si può arginare adottando un metodo professionale, dall’altro, il tipo di rapporto necessariamente confidenziale, anche se non amichevole, che si instaura tra astrologo e consultante, porta certe categorie di persone immediatamente a sentirsi autorizzate a prendersi degli spazi e questo succede un po’ in tutti i campi. Comunque ci sono anche quei soggetti, tutt’altro che professionisti e che sicuramente danno un pessimo esempio, che cercano in tutti i modi di instaurare un tipo di consulenza atta a creare dipendenza del consultante e ciò al solo fine di assicurarsi una continuazione economica. Da qualunque ottica lo si esamini, il ‘vampirismo’, è da scartare a priori e in modo serio e definitivo.


RIEPILOGANDO:

* La consulenza è un lavoro di cooperazione finalizzato alla comprensione di un progetto comune.

* La consulenza, in termini di relazione di aiuto, è tutt’altra cosa dalla terapia analitica perchè riguarda una difficoltà, in qualche modo, momentanea.

* E’ importante conoscere delle tecniche per poter sostenere una buona consulenza.

* Fondamentale è anche la ‘cornice’ del colloquio che prevede sia gli aspetti psichici che quelli materiali.

* In un rapporto di consulenza ‘non si può non comunicare’.

* Nella consulenza il linguaggio deve essere coerente per una interazione collaborativa ed è necessario attenersi ai principi di: qualità, quantità, comprensione e maniera.

* E’ importante educare il consultante ad un approccio diverso nei confronti l’astrologia.

* E’ auspicabile che un consulente astrologo sia sostenuto da una personale e precedente psicoterapia.

* Il consulente deve essere consapevole del transfert e delle proiezioni.

* Il fenomeno del ‘vampirismo’ è da scartare in modo serio e definitivo.


METODOLOGIA E COMPORTAMENTO

La consulenza astrologica ci pone davanti a due quesiti importanti:

1.Come comportarsi se il cliente è completamente sconosciuto.

2.Come seguire un cliente sul piano astrologico, se diventa un cliente abituale con il quale si stabilisce un maggior rapporto d’intesa.


Nel primo caso è bene osservare attentamente l’atteggiamento che la persona tiene durante l’ascolto: si mette con calma determinazione davanti a noi, in attesa silente e si aspetta l’oracolo dell’ ‘illuminato’, mostrando chiaramente di non voler contribuire alla lettura della sua mappa astrale?
Ci si dovrebbe chiedere, intimamente, dove sarà possibile arrivare e poi agire di conseguenza. La prima mossa sarà quella di spiegare che l’intervento dell’astrologo è teso a creare una relazione circolare di scambio fra chi analizza, il consultante ed il suo tema natale al solo scopo di generare uno sviluppo armonico fra la persona e la sua carta del cielo; questo atteggiamento servirà ad evitare che il tema stesso venga vissuto come ‘lontano da sé’ sentendolo, invece, come strumento d’indagine per un percorso consapevole da seguire.
La consulenza con finalità umanistiche-psicologiche dovrebbe modificare l’approccio tradizionale astrologico che si muove in una relazione lineare e diretta, portandolo invece ad una relazione di scambio continuo e ‘circolare’, finalizzato alla crescita interiore del consultante.
La consulenza si divide così in ‘Lineare’ e ‘Circolare’.

1. RELAZIONE LINEARE

Il rapporto lineare fornisce risposte a domande specifiche sul tema natale; il consultante vive le strane forme geometriche come un messaggio divinatorio che di conseguenza, diventa un ‘mezzo onnipotente’ per risposte assolute.
In questo caso l’astrologo interpreta e restituisce senza poter creare lo scambio reciproco atto a rendere il cliente consapevole a livello profondo delle proprie potenzialità e capacità evolutive. Di solito l’incontro interpretativo è generalmente uno. Se poi il consultante resterà convinto della veridicità di quanto gli è stato trasmesso, incontrerà nuovamente l’astrologo in occasione di rivoluzioni, transiti, progressioni, ecc., ma sempre con l’obiettivo di conoscere fatti a venire, e soltanto in rari casi sarà interessato al messaggio interiore e psicologico.
L’intendimento non è certo quello di sminuire il valore astrologico di questo tipo di relazione che anzi, se ben condotta, può dare seri frutti d’ordine pratico, ma è da sottolineare che, in questi casi, la parola dell’astrologo rischia di essere limitativa sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Egli potrebbe infatti rimanere con la vaga sensazione di ‘non aver dato abbastanza’. D’altronde non è facile proporre al consultante una diversa modalità comportamentale, potrebbero sorgere in lui dubbi e diffidenza improvvisa; spesso l’onnipotenza di cui viene investito l’astrologo appare come una ‘trappola’ per l’astrologo stesso che può sentirsi incapace di portare il consultante ad una diversa visione di sé e della vita, ossia a quello che sta al di là del quotidiano sentire. A questo riguardo molto è stato trattato nel capitolo dedicato alla educazione del consultante.

2. RELAZIONE CIRCOLARE

Il rapporto di relazione circolare offre l’opportunità, invece, di un continuo interscambio evolutivo. La ‘richiesta-risposta’ passa attraverso la valutazione del tema natale e il soggetto stesso: quest’ultimo elabora ciò che gli viene offerto e restituisce poi all’astrologo una spiegazione dell’argomento oggetto del proprio vissuto. L’astrologo, a sua volta, trova nel tema un legame in quanto spiegato dal consultante e lo utilizza per lanciare un altro stimolo e così via. In questa circolarità continua, si crea una maggiore conoscenza delle dinamiche comportamentali e quindi più consapevolezza nel consultante. Ciò lo porterà non solo a sviluppare una maggiore autonomia, ma anche a comprendere un concetto psichico che renderà giustizia sia all’astrologia che all’astrologo, cioè il significato del TN ‘in sé’ e non ‘fuori di sé’.
Nel secondo caso, ossia ‘come seguire un cliente che diventa abituale’ chiaramente, chi non ha una professione di terapeuta alle spalle non può andare oltre il normale buon senso.
Sin dal primo incontro, in condivisione con il consultante, si può parlare di tutta quella parte interiore, esauribile magari con altri due o tre incontri. Ma prima o poi, diventa comunque necessario affrontare le necessità pratiche del cliente, infatti non si sta facendo ‘terapia’ ed un astrologo (che non sia dunque anche psicologo) dovrebbe riconoscere i propri limiti.
Se una persona, ad esempio, soffre di attacchi di panico, si può discutere la patologia a livello astrologico, cercando di comprenderne la provenienza e solo la raggiunta comprensione del problema indurrà il cliente, magari stimolato dall’astrologo, a rivolgersi a chi di dovere. In questo modo si cerca anche di mettere in evidenza la ragione interiore che il sintomo esprime. Questo sano comportamento è tutt’altra cosa dal ‘terrorismo astrologico’, senz’altro da biasimare, e le persone vanno messe in guardia da questo genere di assoluto determinismo. Portando ad esempio la teoria di Hamer, il quale sostiene che una malattia anche grave può essere guarita purché la persona creda fermamente nella propria capacità di autoguarigione, si può, per così dire, ‘calcare la mano’ sulla necessità di lottare senza per questo fornire false illusioni. I transiti, le rivoluzioni, il tema progresso possono aiutare a capire come incanalare il cliente, ormai abituale, verso un processo teso a prendere coscienza della propria responsabilità esistenziale. Inutile dire che un soggetto particolarmente vulnerabile va trattato con il dovuto riguardo, cioè senza affondare la lama nei punti che mostra di non voler affrontare come, ad esempio, il bagaglio genitoriale.
E’ altresì importante saper riconoscere nel consultante la capacità di assimilare le spiegazioni dell’astrologo. Se tra l’astrologo ed il consultante si instaura un rapporto positivo di comprensione e collaborazione, che contempla dunque anche la volontà di mettersi in discussione, allora il risultato è quasi perfetto: da un lato l’astrologo accresce il proprio bagaglio conoscitivo ed umano, dall’altro il consultante ha l’occasione di comprendere meglio certi aspetti di sé stesso e di recepire il supporto che in quel momento sta cercando. Compito dell’astrologo è comunque quello di responsabilizzare il consultante sulle scelte da fare e l’indirizzo che la sua vita sta assumendo.
A questo punto è bene sottolineare che il consulente deve sempre rimanere attivo e non passivo rispetto ai contenuti: considerando che questo tipo di consulenza deve servire al cliente per aumentare la conoscenza di sé, può rendersi necessario intervenire più volte durante una consultazione per non accettare che la comunicazione verta su ciò che il consultante desidera. Se, per esempio, un cliente vuole solo parlare della propria infelicità amorosa, per svolgere correttamente la professione si deve riuscire ad introdurre nel colloquio il tema che si ritiene importante da affrontare per portare alla sua consapevolezza le motivazioni sottostanti tale ‘infelicità’. Allora può accadere che la persona interrompa più volte nel tentativo di ricondurre la comunicazione su ciò che la interessa di più e si chiuda di fronte alla proposta del consulente; oppure che tenda a dare risposte molto secche (o viceversa a parlare tantissimo) con la volontà precisa di ritornare al ‘suo’ argomento. Un consulente preparato e abile deve rendersi conto di ciò, altrimenti finisce per essere condotto più che condurre, quindi bisognerà adottare tecniche per contrastare quella che nel counselling si chiama ‘insubordinazione’, che può essere velata e inconscia, oppure palese e conscia. In questi casi occorre essere determinati per proporre ed esprimere apertamente lo scopo della consulenza. Questo fatto però può essere risolto con facilità se è stata stabilita la finalità del rapporto di consulenza astrologica a priori.
La distinzione tra ‘consulenza lineare’ e ‘consulenza circolare’, si può rilevare in tutti i tipi di relazione di consulenza, infatti queste due tipologie rappresentano anche due diversi approcci personali alla relazione e non solo del consultante, ma anche di colui che offre la consulenza.

Di conseguenza possiamo avere:

RELAZIONE LINEARE-AUTORITARIA
E’ una relazione di potere dove c’è chi ha la ‘verità’: che sia l’astrologo, l’insegnante, l’analista, il medico, l’avvocato o il prete poco importa, esiste l’autorità e colui che da questa autorità è dipendente. Il bisogno di avere qualcuno che dipenda da noi, il bisogno di superiorità, sono sentimenti universali che fanno parte del corredo genetico di ognuno. Essendo fuori dalla consapevolezza, pochi però sono in grado di riconoscerli in sé e magari ‘riderci sopra’.

RELAZIONE CIRCOLARE-PARITARIA
E’ un rapporto di cooperazione dove due individui lavorano insieme per un progetto comune. In questo caso il rapporto è paritario e dunque è garantita sia l’autonomia che l’aiuto richiesto. Al di là dell’astrologia, in alcuni tipi di consultazioni il progetto comune è condiviso in partenza. In una consulenza legale, ad esempio, è evidente che sia il cliente che il professionista hanno lo stesso obiettivo che potrebbe essere quello di vincere una causa. Ma per altri tipologie di relazioni il progetto condiviso non è così evidente. Non lo è in psicoterapia dove il progetto viene svelato durante lo stesso processo terapeutico e la richiesta iniziale viene ben presto ‘bypassata’ da urgenze più profonde e all’inizio non dicibili. Simile è il caso astrologico dove diventa importante comprendere la richiesta implicita per poter poi dare una risposta efficace.

PROVE ESISTENZIALI DEL CONSULTANTE

Lo strumento astrologico permette di intuire anche certi periodi durante i quali il consultante si deve confrontare con prove esistenziali, magari legate ad eventi dolorosi. Come comportarsi in questi casi ?
Non è cosa semplice sapere come si manifesteranno i transiti, soprattutto se non si conosce bene la persona da esaminare: incidente, malattia? o più ‘semplicemente’ un cambiamento psicologico? L’esperienza di molti astrologi ha insegnato che è ben difficile prevedere uno specifico avvenimento legato a transiti anche fortemente dissonanti e questo perché il simbolo del pianeta ha sempre molte sfaccettature. Occorre sottolineare che tutto dipende dal grado di comprensione cosciente delle simbologie dei pianeti implicati nei transiti e quindi, in termini più generici, dalla consapevolezza interiore del cliente in esame: se la persona, infatti, sa ascoltarsi o ha iniziato questo percorso di ‘scoperta’ di sé, certamente avvertirà le difficoltà degli eventi, ma comunque come costruttive e magari anche necessarie. Se invece vive le medesime simbologie in maniera inconscia e quindi passiva, probabilmente potrà sentirsi in balìa di un avverso destino. Non è semplice responsabilizzare il consultante evidenziandogli quali energie entreranno in conflitto e quali implicazioni avranno nella sua vita. Se queste energie bloccate non saranno espresse, ma semplicemente rimosse, potrebbero tradursi in eventi ‘esterni’ particolarmente difficili.
L’etica e la morale di un consulente astrologo non permettono la trattazione di eventi che potrebbero spaventare e traumatizzare il consultante; è consigliabile lavorare sull’aspetto psicologico ed emotivo con tutta la delicatezza possibile, perché i danni del terrorismo astrologico sono purtroppo una realtà. Quindi non si può non informare, ma c’è modo e modo per farlo:

1.Affrontare questi argomenti con molta delicatezza e circospezione, usando parole e toni tranquillizzanti e pacati.

2.Cercare di far capire al consultante la ‘qualità’ del periodo che sta vivendo e la probabile necessità esistenziale di ‘cambiare’.

3.Informare il consultante su come sarà il suo stato psicologico ed emotivo in quel dato periodo in modo da trovarsi preparato ad affrontare una parte del programma di sviluppo personale.

4.Sempre con molta delicatezza si cercherà di indicare in quali settori potrebbe presentarsi il ‘cambiamento’.

5.Si può invitare la persona alla massima attenzione alla guida.

6.Si può invitare la persona ad occuparsi della propria salute non trascurando i possibili piccoli sintomi.

7.Se si tratta di lavoro e/o di sentimenti si può mettere in evidenza la necessità di operare delle scelte.

8.Accennare ad eventuali problemi pratici riguardanti le persone care.

Infondo tutti i consultanti desiderano soprattutto essere incoraggiati e vedere valorizzate le loro qualità. I più forti, gli ottimisti e più sicuri per andare avanti per la loro strada (che forse già conoscono perfettamente). Gli insicuri, i depressi e i sofferenti per credere di più in sé stessi.
Ogni astrologo può aver fatto scelte diverse, ma in linea di massima i cardini della consulenza astrologica si differenziano ben poco da un consulente all’altro. Un punto fermo è, comunque, il rispetto per il consultante, che comprende la necessità di non forzare la mano e/o usare toni da ‘onnipotente’. Premesso questo non c’è un’astrologia migliore di un’altra: la preparazione, lo studio, i clienti, gli incontri, verranno di conseguenza. La scelta del tipo di consulto – a voce, scritto, al telefono, ecc. – spesso dipende dalle circostanze, dal tipo di astrologia, dalla richiesta del consultante e dalla sensibilità del consulente. Dunque non si possono dettare regole certe e univoche, ma solo fissare alcuni casi più frequenti.

1. METODO DIRETTO

Trattandosi di un lavoro di consulenza, secondo l’ottica umanistico-psicologica è preferibile la relazione diretta con il consultante, previa preparazione di un minimo di tecnica di base. Come già sottolineato, l’astrologo non è un terapeuta e suo compito primario è quello di mettere in luce i problemi inscritti in un dato tema natale; egli potrà anche sottolineare le potenzialità del consultante, spesso inconsce, senza per altro avere la pretesa di lavorare sulle problematiche. Questo metodo lascia aperta la possibilità di cogliere le emozioni della persona che si ha davanti e rendersi conto, attimo dopo attimo, dell’effetto procurato dalle parole dell’astrologo; ciò è utile anche per trovare tecniche e strategie di dialogo finalizzate al tipo di persona e dunque adatte alle sue reazioni momentanee. L’astrologia stessa parla di dinamiche che possono leggersi in modo diverso anche perché i fatti riferiti dal tema natale hanno a che fare sempre e solo con il vissuto e mai con la realtà oggettiva. Una consulenza diretta diventa efficace perché può immediatamente testare il polso della situazione ed inoltre il consulente ha l’opportunità di capire con esattezza se il soggetto conosce il problema oppure no oppure se sta barando o glissando sul problema. Da questo punto di vista, il tema scritto non è consigliabile in quanto verrebbe a mancare l’empatia necessaria al confronto. Molti astrologi consigliano ai loro clienti la registrazione del colloquio.
(Per completezza d’intenti v. anche ‘Metodologia nella Consulenza’)

2. METODO SCRITTO

L’unica cosa che il tema scritto non permette è quella, appunto, di cogliere le emozioni della persona. Infatti la capacità di scrivere è alla base della maggior parte dei processi di comunicazione, ma non si può far alcun affidamento sull’enfasi che alle parole viene data dall’espressione del viso o dal tono della voce. Probabilmente chi preferisce scrivere è naturalmente portato a farlo e probabilmente ha necessità di ‘meditare’ sul TN; può prendersi infatti tutto il tempo necessario per riflettere, ponderare e fare una ricerca più approfondita; ciò permette non solo di scegliere e calibrare al meglio le parole, ma anche di fare un lavoro più coordinato e organizzato. Il responso scritto, inoltre, può risultare più facilmente quantificabile rispetto a quello verbale e pertanto può gratificare maggiormente il consultante che, dato il pagamento, si ritrova anche con qualcosa di concreto da rivedere nel tempo.

3. METODO ‘A DISTANZA’

L’eventualità di questo tipo di consulto riguarda la possibilità di impedimento del consultante al contatto diretto con l’astrologo. Il colloquio telefonico comporta aspetti di difficoltà che spesso vengono trascurati; impedisce ogni informazione visiva ed è per questo che parlando al telefono si corre più facilmente il rischio di essere fraintesi, anche perché il consulto tende ad essere più breve di quello diretto. Il telefono è utile per fissare un appuntamento, ma non per affrontare un problema, soprattutto quando si parte da posizioni di debolezza; comunque il telefono tende a porre ‘argini naturali’ a certi eccessi del carattere e quindi è molto difficile ‘captare’ chi sia in realtà l’interlocutore.
Spesso l’astrologo, anche nel colloquio diretto, rimane meravigliato nel notare la differenza che passa tra la fisicità della persona e il suo tema natale, cosa non altrettanto verificabile tramite il telefono. Secondo gli studi di fisiognomica astrologica si traggono spunti d’interpretazione importantissimi: se ad esempio una persona è fortemente impregnata dell’energia di Plutone presenterà nei lineamenti del volto dei segni particolari e se, controllando la posizione di Plutone nel TN esso non è un pianeta dominante, potrebbe significare che la persona stessa non stia vivendo al meglio l’energia manifestata dal complesso del proprio tema. Quindi vedere il consultante è importante anche per capire, da mille sfumature, il suo grado di emotività.
Probabilmente una saggezza interna guida la persona nel momento che decide di rivolgersi ad un consulente astrologo e forse il compito principale di quest’ultimo è semplicemente quello di mettere al servizio di quel consultante la propria disponibilità, l’attenzione, la compassione, la conoscenza e da ultimo anche la tecnica.

Per concludere si è ritenuto opportuno non analizzare, in questa sede, la questione del ‘tariffario’ o ‘compenso dell’astrologo’. Dalla discussione, infatti, è scaturito materiale insufficiente per poter proporre tale argomentazione in modo organico e completo. Il tema meriterebbe, tuttavia, un capitolo completamente a parte.

RIEPILOGANDO:

* La consulenza esige precise norme di comportamento e non solo di metodo.

* La consulenza può dividersi in ‘lineare’ e/o ‘circolare’.

* Le prove esistenziali del consultante vanno riferite con tatto e delicatezza.

* L’etica di un astrologo non permette la trattazione di eventi traumatizzanti.

* Vanno incoraggiate e valorizzate le qualità del consultante.

* Il consulente deve fare attenzione ai toni da ‘onnipotente’.

* Il metodo diretto è preferibile ad ogni altro.

* * *

Le su esposte riflessioni rappresentano i contributi portati dai seguenti iscritti alla Mailing List (in ordine alfabetico)

Emanuela Badiali
Rosanna Bianchini
Maurizia Brambilla
Stefano Capitani
Bianca Maria Castellucci
Fabrizio Cecchetti
Ljuba Cordara
Luciano Drusetta
Anna Rita Fabbri
Lidia Fassio
Roberta Fianchini
Chiarastella Ghersani
Genevieve Jama
Angelo Lo Presti
Nazzarena Marchegiani
Maria Teresa Mazzoni
Clementina Messaggi
Mary Olmeda
Evelina Paoletti
Bianca Pescatori
Vittorio Ruata
Sandra Zagatti

BIBLIOGRAFIA:

* A. A. Semi, Tecnica del Colloquio, R. Cortina Ed., Milano 1985, pp. IX – 22

* Consultorio La Famiglia, Annotazioni del primo anno a Cura della Scuola Consulenti,Roma

Si consiglia la lettura dei seguenti articoli di Lidia Fassio:
* Il Counselling in Astrologia
* Modelli di Terapia Della Famiglia
* L’Empatia

NOTE
(1) Reperibile nel sito www.Cida.net.
(2) A.A. Semi, Tecnica del Colloquio -Introduzione- R. Cortina Ed. Milano 1985, pp. IX, X.
(3) A.A. Semi, Tecnica del colloquio, R. Cortina Editore, Milano 1985 pp.17-22





 
   
 
INFORMAZIONI SULL'ARTICOLO
 
Mailing List Convivio Astrologico Sintesi degli interventi (maggio-giugno 2002)
   
 
INFOMAZIONI SULL'AUTORE
 
Nazzarena Marchegiani è nata e vive a Santa Maria Nuova (An). Deve a Cesare Rocchegiani l'iniziazione alla comprensione delle 'energie sottili' attraverso il Jnana Yoga; con lui studia il Gurdjieff e l’Enneagramma. L’innata ‘ricerca del senso’ la porta a ‘migrare’ in varie direzioni: con Rèna Garazioti approfondisce la tecnica della Radiance Technique Real Reiki; con Sonja Luginbuhl sperimenta la regressione non ipnotica mirata alla maggiore conoscenza di sé, così via via fino a frequentare l'Istituto Superiore di Scienze Religiose.Scopre l'Astropsicologia e Lidia Fassio a Ravenna rimanendo molto colpita dalle 'assonanze' interiori avvertite attraverso le tematiche e la modalità di insegnamento proposte. Soprattutto il seminario dal titolo: ‘Il progetto del Sole’ segna in modo determinante il suo percorso di vita ricavandone delle ‘risposte’ per tanti anni ricercate. Per il sito Convivio Astrologico di Mary Olmeda ha scritto delle sintesi desunte dagli argomenti di discussione proposti nella omonima ‘mailing list’. Sintesi poi pubblicate su Linguaggio Astrale.
Allieva di Lidia Fassio, da circa 4 anni organizza per lei nelle Marche i suoi seminari e, per sua gentile concessione, tiene corsi propedeutici di preparazione ai suoi corsi.
Ha fondato il Centro Studi ‘Il Risveglio’ di S. Maria Nuova, ma grazie, soprattutto, alla collaborazione di quanti incontrati sul cammino.