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IL SIMBOLO: PONTE DI UNIONE TRA IL PRESENTE E L'ETERNITA'
a cura di Lidia Fassio
   
 
IL SIMBOLO: PONTE DI UNIONE TRA IL PRESENTE E L'ETERNITA'
Passi introduttivi nel significato e nella comprensione del simbolo.
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Il Simbolo appartiene all’uomo; è sicuramente il frutto della mente mitica che rappresenta lo strato più antico della nostra psiche, intendo quello che ha preceduto la fase logico-razionale, sviluppatosi con l’incremento e l’evoluzione della corteccia cerebrale . La coscienza umana, prima di diventare quella che conosciamo oggi ha avuto una sua precedente organizzazione ed è passata attraverso lo stadio mitico - psichico stadio in cui l’uomo era molto più attrezzato per leggere i simboli; questa è stata anche a fase in cui tutto era scritto e compreso in forma mitica, quella che noi oggi leggiamo come mitologia e di cui parleremo più approfonditamente nel corso di questa conferenza.
La grande crisi del nostro tempo è forse anche dovuta alla forma di pensiero imperante e che si sviluppa unicamente in forma lineare e causale e perciò restrittiva in quanto riduce tutto ciò che invece appartiene alla natura e all’uomo.
La radice della parola simbolo (synmbàllein) significa letteralmente “tenere insieme, congiungere”, in effetti nell’antica Grecia quando ci si doveva separare, si spezzava una moneta, oppure un oggetto di terracotta o un anello ed ognuno ne teneva una metà: quando uno dei due faceva ritorno doveva mostrare la sua metà e se le due combaciavano la persona che la portava veniva riconosciuta come “amica” e riceveva ospitalità. Questo significa che la parola simbolo indica qualcosa di composto; nel caso indicato simboleggiava l’amicizia e il diritto all’ospitalità.
Il simbolo è dunque la parte visibile di qualcosa che invece è invisibile o meglio ancora, in qualcosa di materiale o di esteriore è racchiuso un significato spirituale o interiore. Quando cerchiamo di interpretare il simbolo cerchiamo infatti di collegare due cose tra di loro, ovvero cerchiamo la realtà invisibile nascosta dietro a quella visibile e cerchiamo il collegamento tra le due. Infatti, il simbolo e ciò che rappresenta hanno un legame intimo e non possono essere in alcun modo separati.
Per questo i simboli condividono qualcosa con i segni, ma nel segno non si presenta nulla di nascosto, si basa su convenzioni comuni, da tutti più o meno accettate.
Il segno ha una funzione sostitutiva (ad esempio, noi indichiamo con una casetta fatta in un certo modo un campeggio, o con forchetta e coltello il ristorante, ma in questo non c’è nulla di nascosto).
I simboli sono invece portatori di un significato “altro” da quello che è presente nell’immagine o nell’oggetto.
I segni possono essere cambiati: se io metto una tenda al posto della casetta, o se metto un piatto e un cucchiaio e mi convenziono su questo posso lo stesso indicare un campeggio e un ristorante. Non posso invece convenzionarmi con il mondo su un simbolo, perché in esso il significato è legato in modo indissolubile all’immagine ed è immediato, non posso fare un ragionamento razionale per comprendere un simbolo, mentre lo devo fare per tradurre l’informazione che è implicita nel segno.
Jung sosteneva che il simbolo non può mai rivelare interamente il suo significato, vi è dunque sempre un’eccedenza di significato che diventa personale e che si lega all’emozione che suscita la vista dell’immagine.
Mentre un simbolo non può essere ridotto a segno, può invece accadere il contrario: il segno può diventare un simbolo nel momento in cui noi gli attribuiamo un significato nascosto, non immediatamente visibile. Ad esempio, ai nn. 13 e 17 molte persone hanno legato delle qualità: fortuna, positività oppure sfortuna.

Esistono tre tipi di simboli:
- Convenzionali – per lo più si tratta di segni e sono quelli che usiamo più frequentemente e di cui non possiamo fare a meno: sono i numeri, le lettere che formano le parole e le note musicali. Come ho già detto sopra si basano su convenzioni e sono condivisi da tutti, per cui sono anche universali.
- Universali – sono quelli che tutti comprendono poiché c’è una stretta relazione tra il simbolo e quello che rappresentano : la croce ad esempio è un simbolo universale; tutti, credenti o meno, sanno che cosa significa.
- Accidentali – sono quelli che hanno un esclusivo significato personale perché si legano a precisi fatti vissuti.

Il simbolo permette un rapidissimo collegamento tra il segno o l’oggetto e il significato nascosto e questo perché permette anche un collegamento immediato tra i due emisferi:
- il sinistro – percepisce il simbolo, lo registra nella mente
- il destro – gli dà significato, lo interpreta e lo “comprende”.

Questa immediatezza e questa potenzialità è dovuta al fatto che nella nostra psiche sono assiepati gli strati che appartengono alle fasi precedenti a quella della mente razionale e sono proprio questi che risuonano.
La funzione del simbolo è quella di far venire alla mente qualcosa che non è quello che vediamo con i nostri occhi e perché questo possa accadere il simbolo deve possedere una energia precisa che ha il potere di
E V O C A R E
ovvero di far esplodere anche i sentimenti e le emozioni che interpreteranno partendo da un apparentemente semplice processo associativo tipico della mente analogica.
Il simbolo è analogico e infatti va al di là del significato logico ed immediato pertanto possiede un aspetto inconscio che è anche quello che non può mai essere totalmente spiegato.
E a causa di questo che la mente razionale non può avere un rapporto chiaro con il simbolo poiché esso è legato al pensiero associativo e non a quello causale.
I simboli sono presenti nei sogni, nelle favole, nei miti ed anche nelle creazioni artistiche, a volte però sono presenti in modo molto più semplice nella vita di tutti i giorni. Faccio un esempio esplicativo: una signora di circa 40 anni, mentre è intenta a fare pulizia alla sua casa, si accorge di non avere più la fede nuziale. La cerca, gira e rigira per casa e non la trova. Pensa di terminare il lavoro e poi di dedicare il tempo che necessita per cercare in ogni angolo della casa. Diventa ansiosa ed inquieta e comincia a pensare a quale significato potrebbe avere la perdita della fede. Da un lato sostiene che in fondo è solo un anello, ma quando pensa che lo deve dire a suo marito, sente all’interno un senso di ansia e di insicurezza.
Arriva una sua amica e la signora racconta il suo problema e l’amica immediatamente le dice che lei a forza di pulire la casa le sta scivolando sotto gli occhi il rapporto con il marito.
In seguito a queste parole nella donna si accende la memoria e pensa al suo matrimonio, a tutte le aspettative che erano riposte dietro a quell’anello e si interroga se effettivamente il matrimonio può essere scivolato via, come la fede, senza accorgersene. Praticamente comincia a pensare al tema della separazione.
Non le è venuto in mente nessun altro significato, mentre altre persone potevano pensare al desiderio di ricevere un altro anello, ovvero di rinnovare il rapporto con il marito, rapporto che stava un po’ scivolando via.
In ogni caso, quello che voglio dimostrare è che l’anello non può essere slegato dal suo significato che è un significato astratto che evoca però emozioni.

• I simboli tendono anche a mantenere la loro importanza per un periodo, perché in quello spazio di tempo magari ci sono esperienze che si legano ad essi. Magari, dopo un po’ di tempo questi passano in secondo piano e ne vengono fuori degli altri.
Se si scopre il potere dei simboli, non se ne può più fare a meno perché essi rimangono impressi nella mente e attraverso di essi si possono sempre ricostruire pezzi di storia della vita.
• I simboli possono scaturire spontaneamente nella vita quotidiana infatti sono evidentissimi nei sogni e nella terapia individuale.
• I simboli si possono creare e in questi atti si possono trovare i significati nascosti che permettono di interpretare meglio le situazioni concrete.
La vita quotidiana ha sempre un significato nascosto che ci riguarda da vicino: chi non riesce a coglierlo o a vederlo, vive una vita a metà, o meglio si accontenta di una vita superficiale in cui spesso sfuggono contenuti profondi che potrebbero permettergli nuove interpretazioni e nuovi significati.

Dice Dethlefsen in ‘Malattia e Destino’: “ tutto ciò che è visibile è soltanto un simbolo per ciò che è invisibile, così come un’opera d’arte è l’espressione visibile dell’invisibile idea dell’artista”.
Tutto quello che ci accade nella vita, in un certo senso può essere considerato “simbolico”, solo che a noi a volte sfugge il collegamento e, a volte, invece, non vogliamo scendere fino al vero senso di ciò che la vita ci porta.
In psicologia si tiene conto in maniera costante del rapporto tra l’interno e l’esterno come riflesso del rapporto tra microcosmo e macrocosmo.
Per cui, ogni cosa che ci accade non può essere considerata casuale, poiché il caso non esiste: è dunque un fatto che ha a che fare con noi, che in qualche modo ci rappresenta o che vuole rappresentarci qualcosa che ancora non conosciamo o che è profondamente scompensato all’interno; certo, non tutto è facile da “leggere” e, a volte se ne percepisce il collegamento ma non si riesce a interpretare totalmente il significato nascosto, o meglio celato sotto a quello evidente.

Posso farvi due esempi molto interessanti che sono entrambi simbolici di due fasi importanti della mia vita:
Due anni fa fui per 2 volte toccata dalla “rottura” della catena di distribuzione delle mie macchine: 2 volte nell’arco di 4 mesi e per ben 2 volte ho dovuto prendere la mia macchina e rottamarla.
La prima volta il fatto fu per così dire, archiviato, dicendo che la macchina era già un po’ vecchia ed io non avevo pensato di fare cambiare la catena al momento opportuno. Tutto fu risolto con una spiegazione “razionale” appartenente alla parte
sinistra del mio cervello ; tre mesi dopo il primo fatto, ovviamente avevo acquistato una nuova macchina, con cinghia di distribuzione fatta da pochissimo e quindi ero perfettamente tranquilla, almeno sotto questo profilo.
Trasecolai quando una sera, tornando da un seminario a Bologna, rimasi ferma sull’autostrada e, dopo aver chiamato il carro attrezzi, mi fu confermato che avevo rotto la cinghia di distribuzione e che il motore era andato a pezzi.
A quel punto, l’indomani, tornata a casa, andai dal mio meccanico e gli posi una domanda: “se la macchina fosse il corpo umano, che cosa simboleggerebbe la catena di distribuzione”?
Mi guardò prima un po’ stranito e, una certa ironia nei suoi occhi mi fece intendere che stava pensando che gli psicologi sono veramente una categoria di persone strane ed anche non troppo “centrate”, ma, subito dopo, mi disse : “ è la parte che distribuisce l’energia al motore”; mi disse anche che ero stata veramente sfigatissima perché non accade mai a nessuno in una intera vita, mentre a me due volte in pochi mesi sembrava essere una calamità.
Rimasi pressoché folgorata perché immediatamente capii la perfetta associazione con la fase della vita che stavo vivendo: ero in una fase in cui non avevo un briciolo di energia e sembrava che mi trascinassi; spesso mi ero sentita nella mente l’idea di essere veramente stressata, senza energia e alcune volte ho pensato che avrei dovuto mettermi per un periodo un po’ a riposo… alcune volte avevo veramente sentito una profonda stanchezza, quasi che il mio corpo mi dicesse “fermati, o crollo”.
Ebbene, la mia macchina mi stava esattamente dicendo la stessa identica cosa ed io, la prima volta non avevo colto il messaggio, mentre la seconda fu… inequivocabile!
Pensare che moltissime volte mi ero trovata a notare delle cose di questo genere in persone che seguivo in terapia: una mia paziente che non riusciva mai a placare la sua impazienza lamentava spesso rotture ai freni della sua macchina… come se il simbolo fosse estremamente chiaro nel sottolineare che era ora di cominciare a frenare un po’.
Un altro fatto simbolico, ad esempio, è ‘una perdita d’acqua’: questo accade quando siete in un periodo in cui il sistema emotivo è bloccato quindi vi sentite ‘colmi’ e non riuscite a buttare fuori le lacrime.
Altre volte avevo visto persone costantemente bloccate e incapaci di prendere iniziative che le portassero a qualche manifestazione indipendente e di volontà:, avevano il problema con i freni che si inchiodavano. Ricordo che una paziente mi disse che la casa automobilistica le aveva detto che era l’unica macchina che avevano visto in quelle condizioni.

Tutto questo, in una persona che non ha dimestichezza con il simbolo, sembra essere una casualità, o al limite una particolare forma di sfiga che si catalizza su di lei; ad un occhio un pochino più attento però questi collegamenti non possono sfuggire anche se rientrano in quello che Jung chiama “sincronicità”.
Jung sosteneva che i simboli che nascono dalla nostre psiche, hanno molte volte la capacità di influenzare anche il campo materiale, poiché posseggono una fortissima energia.
Questo è un campo altrettanto difficile da comprendere e da giudicare: perché i fenomeni sincronici, a volte, si manifestano in modo del tutto “acausale” e per noi è altrettanto difficile vederne il nesso simbolico

C H I A R I F I C A T O R E

Vi faccio un esempio: immaginate di dover andare in un posto del tutto contro il vostro volere. Da un lato sapete che dovete andare e dall’altro invece vorreste non andare: siete lacerati all’interno e vi sentite intrappolati, quasi impotenti. E’ una situazione in cui vi è una grandissima carica emotiva.
Scendete di casa, entrate nella vostra auto e l’auto….. non parte! ..Provate e riprovate…Panico. Aprite il cofano, guardate e vi sembra che non ci sia niente che non funzioni… arriva anche un vostro amico, anche lui guarda e non vede nulla.
A quel punto è chiaro che dovete rimanere a casa e, comunicando che siete impossibilitati ad andar, siete per metà contenti e per metà però vi sentite in colpa perché vi sembra di avere la coscienza sporca. L’indomani chiamate il meccanico che, appena sale vi dice: “ la macchina non ha assolutamente nulla” e, dopo una prova si mette in moto… quasi miracolosamente.
Voi restate sbalorditi, perché lui vi guarda come se foste degli incompetenti assoluti; magari è anche vero, così come è vero che da sempre scendete e mettete in moto e quel giorno invece la macchina non era andata in moto … e avevate smesso di provare solo dopo numerosi tentativi.
Certo è difficile trovare una spiegazione convincente per ciò che è accaduto: sono due cose che coincidono, ma che non possono essere spiegate come un fatto causale.
Perché mai l’auto dovrebbe sapere che quel giorno voi non volevate andare a quell’appuntamento e perché mai dovrebbe decidere di non partire?

Per sincronicità Jung intende la coincidenza temporale di due o più fatti con un significato simile, non collegabili l’uno all’altro in modo causale.
Il fenomeno della sincronicità è la risultante di due fattori:
- un’immagine inconscia si presenta simbolicamente alla coscienza ( come intuizione, desiderio , o come sogno o idea improvvisa o presentimento);
- un fatto oggettivo coincide con questo contenuto.

Nel caso dell’auto che non parte l’immagine inconscia sarebbe il desiderio di non vivere l’esperienza che dovreste fare andando all’appuntamento; desiderio che viene alla coscienza ed è però ambivalente;
il dato di fatto oggettivo è l’auto che non parte.
C’è una sincronicità anche quando pensate ad un amico che non vedete da tanto tempo e magari vi chiedete come sta, come se la passa e, l’indomani ricevete una telefonata di quella persona.
Jung parla di sincronicità e non di sincronismo, perché gli eventi avvengono contemporaneamente e sono contrassegnati da uno stesso significato.
In questo caso, spesso le persone parlano di pre-monizione, in realtà si tratta di sincronicità.
Nella sincronicità le strutture archetipiche costellano non solo la psiche e il corpo ma anche – per un certo grado – l’ambiente materiale che ci circonda.

L’atteggiamento e la capacità di simboleggiare è qualcosa di prettamente umano e perciò è molto naturale: se ci troviamo in riva ad un fiume, noi prima percepiamo tutto su un piano fisico (i sensi che abbiamo a disposizione), però lo possiamo sentire emotivamente perché magari ci fa venire in mente e quindi evoca qualcosa di intenso già vissuto.
Quindi, può essere che diventiamo all’improvviso romantici perché ci viene alla mente un incontro importante avvenuto in riva al fiume, o vicino all’acqua. L’atteggiamento simbolizzante è un processo con il quale proiettiamo il nostro inconscio sulla realtà. Creare simboli significa interrogare la realtà evidente cercando un significato nella realtà nascosta e viceversa.
Un modo interessane attraverso cui i simboli emergono è il sogno.
Il sogno è il nostro principale modello di relazione con l’inconscio, tuttavia il sogno si esprime attraverso simboli, ha quindi un linguaggio simbolico che, se non sappiamo interpretare, ci lascerà del tutto indifferenti, incapaci di cogliere un senso o delle informazioni.
Il sogno a volte ci destabilizza perché sembra entrare nella realtà in modo dirompente e, il suo scopo è quello di creare un modo alternativo o semplicemente diverso di leggere le cose, un modo che non è assoggettato all’Io.
I sogni – dice Aldo Carotenuto – sono la rotta per approdare ad un continente inesplorato: l’inconscio.
I sogni sovrintendono alla sviluppo, regolano e a volte addirittura ripristinano dei processi che servono a riorganizzare la psiche. A volte invece fanno la loro funzione mostrandoci i modelli distorti o disturbati che stiamo mettendo in atto; in ogni caso il sogno è una traccia, un filo conduttore che attraverso la messa in scena di una rappresentazione teatrale in cui vi è una trama da cui si sviluppano delle situazioni, delle azioni, interpretate da vari personaggi, cerca di farci arrivare ad un allargamento della coscienza.
Il sogno è dunque l’espressione simbolica della situazione psicologica del soggetto sognante, potremmo dire che è quasi una radiografia che comunica molte informazioni a livelli diversi, tuttavia, interpretarli è una vera e propria arte – più che una tecnica.
I sogni collegano la mente inconscia con quella conscia ovvero cercano di collegare i nostri processi inferiori (istinti, emozioni ed impulsi) ad un mondo piu’ elevato, quello dello spirito.
I sogni in un certo senso liberano il mistero che unisce corpo e anima, individuale e universale e offrono delle alternative alla realtà ordinaria poiché aprono la via al vedere le cose in modo nuovo, rivelando emozioni e comprensioni segrete, desideri e necessità, parti rifiutate di sé, talenti non utilizzati e pezzi mancanti alla nostra totalità. Spesso sembrano immagini irrazionali che sradicano la mente cosciente e la introducono a qualcosa di più vasto.
I sogni possono offrirci risposte a problemi che la nostra coscienza non riuscirebbe a risolvere, trasformandosi così in potenti maestri interiori; molte delle invenzioni e delle scoperte scientifiche e tecnologiche vengono fatte attraverso i sogni, in cui la soluzione del problema compare in forma simbolica.
Una celebre invenzione arrivo’ al suo inventore attraverso un sogno: egli si vide preda di cannibali che lo trafiggevano con delle lance che avevano dei buchi sulle punte, offrendo quindi la chiave per risolvere il problema che lo affliggeva da un sacco di anni con la macchina da cucire.
I sogni rappresentano i dilemmi che il mondo interno intrattiene con quello esterno e servono a mantenere l’equilibrio, l’omeostasi psichica nel senso che compensano le disarmonie con la vita esterna.
I sogni rappresentano una funzione della realtà trascendente; nei sogni non c’è spazio, non c’è tempo, non ci sono limiti: possiamo volare, possiamo essere altissimi, sconfiggere forze incredibili e mostruose, possiamo trovarci in luoghi lontanissimi contemporaneamente…. Possono farci scendere dentro il nostro corpo e rivelarci cose importantissime di noi o della nostra salute; ci permettono di vivere il tutto come se fosse reale provando le emozioni e istinti come nella realtà, ed anche quelli che nella realtà ci neghiamo.
I sogni sono un legame essenziale tra l’esperienza somatica e quella trascendente.
Tutti i poeti, gli artisti, i filosofi, sono stati affascinati dai sogni e dal loro linguaggio simbolico: per cogliere ciò che ci vogliono suggerire dobbiamo imparare ad accogliere i simboli come rappresentazioni pure di un’energia psichica archetipica e superiore ed usare la nostra intuizione per comprenderne il significato.
Nella psicologia Junghiana il sogno viene visto come “disvelante” e questo è in antitesi con la psicologia Freudiana che lo vedeva come un “velo” posto su contenuti.
Per Jung il sogno è un vero e proprio sistema simbolico che attraverso le sue forme ci parla dell’inconscio.
In psicologia i sogni vengono considerati come manifestazioni di un vero e proprio centro organizzatore della personalità che, in termini Junghiani, è il SE’. Oserei dire di più: nel sogno è il Se’ che cerca di manifestarsi alla coscienza, si fa strada e cerca di essere compreso.

Il SE’ stesso è un simbolo. Infatti, il Se’ viene considerato il responsabile di questo sistema di autoregolazione della psiche (né più e né meno del corpo vivente che si autoregola). Questo meccanismo consiste nel fatto che si oppone all’unilateralità della coscienza e, in questo modo, una parte della struttura rimane integra, ma dall’altra consente all’essere umano di trascendere il proprio punto di vista relativo.
In pratica, il Se’ racchiude l’unione degli opposti, di tutti gli opposti.

Il simbolo è la manifestazione dell’archetipo che appartiene unicamente al mondo intangibile e, perché possa diventare comprensibile deve trovare una via di espressione. Gli archetipi, in un certo senso sono dei prototipi di immagini ed esperienze che vengono unite insieme da un tema comune. Gli archetipi non sono ovviamente visibili direttamente, si manifestano simbolicamente.
Nel mondo della visione i simboli ci parlano come rappresentazioni di potenti energie archetipiche. I simboli sono il mezzo attraverso cui la mente percepisce l’energia archetipica. Il simbolo si incarica di rendere visibili queste sagome di energie psichiche, permettendo di integrarle nella coscienza.
Il simbolo può emergere quando in un certo senso riconosciamo lo schema; il mondo intangibile non ci può certo parlare con un linguaggio verbale, ma possiede un linguaggio diverso, simbolico .

Da tantissimi anni mi interesso di astrologia che, ovviamente è una chiave di lettura simbolica dell’universo e dell’uomo.
L’astrologia ha radici antichissime ed è impregnata nella psiche dell’uomo attraverso i suoi simboli. L’astrologia usa i pianeti per leggere i grandi principi universali e cerca di comprendere come essi vengono a trovarsi legati tra loro anche nella vita umana.
Vorrei cercare di farvi comprendere questa sera, come questa materia, che un tempo era considerata “scienza sacra” in quanto rappresentava la possibilità di intuire certe realtà simboliche dell’Universo; oggi sia soggetta a grande degrado , ad oscurantismo, ridotta e mercificata nei modi più incredibili proprio per la difficoltà dell’homo tecnologico di intuirne il contenuto simbolico. Il simbolo può esprimersi da 1 a 1000 e questo dipende dalla capacità dell’interprete.
Oggi l’astrologia è svuotata dei suoi contenuti piu’ elevati e il simbolo viene pertanto ridotto alle sue parti più basse e materiali.
Oggi si discute moltissimo se l’astrologia sia una scienza o un’arte … io direi che è entrambe in quanto: è un’arte nella sua applicazione ma è una scienza perché ubbidisce a leggi fisse e perenni nel tempo.
Tuttavia, in questa fase storica l’astrologia tra i suoi adepti annovera pochissimi artisti e pochissimi scienziati: purtroppo la maggior parte degli adepti ha interessi molto più bassi legati per lo più alla sfera materiale o all’egopatia.
Nell’antichità veniva applicata da sacerdoti che erano iniziati, persone il cui spirito era proteso alla conoscenza della globalità dell’Universo.
Tutti i testi sacri dell’antichità hanno illustrazioni che riportano ai simboli archetipici dello Zodiaco nei loro aspetti cosmologici, intese come tramite tra la terra e il cielo, tra l’uomo e Dio, ancora possiamo rintracciare i suoi simboli in molte chiese, anche se oggi la Chiesa lo rinnega.

Alla luce dell’Astrologia ogni forma di vita incarna una precisa funzione all’interno di un sistema molto più grande e il tutto è legato dal senso di evoluzione cosmica, così come ogni vita incarna lo spirito nel suo eterno divenire.
L’astrologia usa i simboli che l’uomo primitivo vedeva nel cielo: l’uomo è stato sempre un grande osservatore e, fin dai tempi remotissimi, ha cercato di leggere analogie tra quello che succedeva nel cielo e i fatti della vita sulla terra.
Aveva capito che c’era un legame tra i movimenti celesti e il suo divenire e così ha cominciato a interessarsi e a cercare di interpretare il linguaggio di questi simboli, che sono legati ai grandi principi primi.
L’uomo, capace di provare istinti, emozioni e sentimenti, comincio’ a proiettare su questi principi qualità positive e negative che appartenevano al suo mondo interno e, questa modalità ha fatto si’ che, nel tempo, i pianeti siano diventati il simbolo delle funzioni psichiche che l’uomo però vedeva come “esterne a sé”, come se non gli appartenessero… l’uomo ha cominciato a vedere negli astri in cielo, quasi dei personaggi che sembravano diventare “padroni del suo destino” .. a loro si dava sempre più potere . L’uomo cercava di leggere negli astri qualcosa che gli permettesse di sentire il parallelismo tra macrocosmo e microcosmo. Nacque così anche l’idea di poter leggere negli spostamenti dei pianeti anticipazioni rispetto ai cambiamenti e agli accadimenti umani.

L’astrologia è diventata pian piano lo strumento capace di studiare e interpretare le trasformazioni e i cambiamenti periodici che avvenivano in natura, nei grandi regni e nel frattempo si cercavano parallelismi all’interno della vita e dell’anima dell’uomo.
E’ ovvio che i pianeti nell’antichità sono sempre stati visti come forze che potevano determinare l’uomo sulla terra: bisogna comprendere che l’uomo antico, non possedeva la capacità di concepire un inconscio separato da una coscienza.
Ricordo che questa possibilità è molto recente (1900 circa) e l’uomo antico doveva proiettare tutto all’esterno: qualsiasi cosa gli accadesse non poteva pensare che partisse da sé ma la proiettava all’esterno: se era buona apparteneva a Dio e se era negativa era sicuramente frutto di forze oscure e demoniache.
In ogni caso l’astrologia non è altro che la rappresentazione simbolica degli “elementi primi che si trovano in natura, elementi di cui è composta la realtà. Questi principi primi si chiamano SOLE, LUNA, MERCURIO, VENERE, MARTE, GIOVE, SATURNO, URANO,NETTUNO E PLUTONE e rappresentano i piani attraverso cui la realtà universale può manifestarsi al più piccolo piano umano: più noi siamo in contatto con questa realtà e più avremo modo di comprenderla ed interpretarla.
Anche se l’astrologia a tutt’oggi viene ancora purtroppo vista come un mezzo per conoscere il Destino, e magari cambiarlo, in realtà essa merita molto di più in quanto è molto più sofisticata ed interessante e può permetterci di comprendere il profondo legame che esiste tra l’uomo e l’universo che lo accoglie.
Vorrei far capire come possa essere insensato il concetto di Destino che, nella mente di questi pseudo astrologi viene vista come un qualcosa che ci è stato dato e che ci muove dall’esterno, dimenticando che se così fosse non ci sarebbe neppure la possibilità di cambiarlo conoscendolo in anticipo; e, se si può cambiare, vuol dire che non esiste un destino che ci determina, ma solo delle possibilità che noi ci giochiamo attraverso le nostre scelte.
L’astrologia ci consente di poter essere in armonia con i principi primi proprio perché il nostro destino si possa compiere: e qui, per destino intendo “diventare quello che potenzialmente siamo alla nascita”.
Attraverso questo strumento possiamo meglio interpretare e conoscere le forze che sono in gioco e che, simbolicamente rappresentano parti di noi che sono in sintonia con le parti celesti.
Faccio un esempio:
se io nel mio tema natale ho un rapporto che lega il mio Mercurio al mio Saturno, questo non mi determinerà in alcun modo, ma simboleggerà che io sono particolarmente incline a percepire il senso della responsabilità e della maturità attraverso il simbolo di Mercurio; significa dunque che il mio schema mentale sarà più portato ad essere razionale, pratico, a vedere con più facilità il rapporto con la realtà e la logica e che sarò più propenso a credere al mondo della manifestazione piuttosto che al pensiero astratto e alla fantasia, sono potenzialmente un pragmatico.
Questo simboleggia un mio particolare modo di essere che non necessariamente mi determina o mi domina o mi costringe, ma semplicemente mi rappresenta.. ciò che è espresso nei simboli astrologici è semplicemente il riflesso di un mio particolare modo di vedere e di comprendere la realtà.
Nulla mi vieterà di diventare fantasioso o di essere creativo; ne più o né meno di quanto una predisposizione alla musica non mi vieta per questo di diventare una persona capace anche di affrontare la vita pratica e la quotidianità.
Gli astri inclinano, non determinano diceva Paracelo. .Per cui, parlando di astrologia non possiamo andare lontani da quello che possiamo vedere nel determinismo biologico: è vero che noi siamo figli di un uomo e di una donna che ci hanno passato il loro DNA, questo è un fatto che in un certo modo sarà imprescindibile, ma quello che noi faremo di questo patrimonio, non può essere letto a priori perché dipenderà dalla nostra volontà, dalla nostra capacità di comprendere ciò che abbiamo all’interno e dalla capacità di arrivare a conoscerci veramente: “Ciò che non conosciamo di noi lo vivremo come fato” – diceva Jung –

L’importante dunque è di vedere i simboli planetari come simboli interni, facendoli propri e facendoli vivere come funzioni psichiche che altro non sono che istruttori celesti che cercano di sovraintendere al nostro divenire.
I primi 7 simboli planetari sono conosciuti da sempre (dai Sumeri) e rappresentano energie e principi molto più consci, e più facili da comprendere. I pianeti compresi tra il Sole e Saturno sono rimasti i soli conosciuti fino al 1717 e pertanto, sembrerebbe anche che l’uomo abbia avuto bisogno di rafforzare moltissimo la sua parte cosciente, la sua personalità e il suo Io prima di essere in grado di affrontare i simboli che sono legati alla possibilità di riconoscere forze che sono all’interno di noi ma che la coscienza fatica a vedere e comprendere e a integrare.
La scoperta degli ultimi 3 simboli è infatti coincidente con il bisogno di cogliere energie più sottili; di percepire le dinamiche inconsce fino a giungere alla completa trasformazione che può riportarci al senso di unità perduta.
Proprio in questo periodo storico in cui tanto si parla di Io, di inconscio e di individuazione, l’uomo cerca di diventare padrone di ciò che si muove nel suo interno e, forse, non tarderà a venire la possibilità di integrare queste due parti.
Jung sosteneva che il cammino dell’individuazione non è altro che rappresentativo del desiderio del SE’ di sedurre l’Io, affinché dopo essersi differenziato e identificato possa riunire questo asse in una situazione di totale coscienza. Le generazioni attuali hanno dunque il compito di riunire i simboli di ‘ cielo – universo’ a quelli di ‘terra – uomo’ affinché l’intero sistema universale riflesso nel sistema psichico possa diventare familiare come lo è quello della coscienza.
Così, dopo il trionfo delle teorie, dell’astrazione, del concetto e della razionalità che riducono la realtà a piccole frammentazioni che vivono di separazione, di divisione e di parcellizzazione, forse siamo arrivati a comprendere che sono esistiti altri modi di fare esperienza e di conoscere la realtà che non possono inserirsi in ciò che chiamiamo “logica”. Infatti, tutto ciò che è legato al Mito è automaticamente contrapposto al Logos e questo significa che la coscienza mitica (che ha preceduto quella logica) non separava il mondo soggettivo da quello esterno, anzi, tra i due esisteva quella che veniva chiamato “senso di partecipazione”. L’astrologia si riferisce sicuramente a un modello di partecipazione più che a un modello di divisione; tuttavia, ad una lettura attenta e psicologica possiamo ritrovare entrambe le modalità, almeno nella loro sequenza: unità indifferenziata – separazione divisione frammentazione coscienza – ritorno all’unità in modo conscio. Questo è ciò che l’astrologia riflette e ciò che un tema natale cerca di farci notare, come la nostra vita altro non sia che un viaggio simbolico in cui da totalità indivisa e indifferenziata (sia fisicamente che psicologicamente), noi dobbiamo passare attraverso esperienze di coscienza che hanno il solo scopo di farci percepire il senso di separazione, di differenziazione, di polarità importantissimo al fine di raggiungere un’identità solida che possa essere spinta, senza paura di disintegrazione, verso un senso di partecipazione al mondo e al tutto (ritorno all’unità in totale consapevolezza).
Tutto questo però può essere letto attraverso i simboli che assumono il significato di “specchio” perché riflettono l’invisibile che, in questo modo può essere percepito.
Con il simbolo l’uomo riesce a scavalcare la dicotomia che c’è tra la realtà e il suo significato profondo, inaccessibile nella sua completezza.
L’Astrologia non fa altro che esprimere una realtà archetipica che va al di la dello spazio e del tempo ed è nata dal profondo bisogno dell’uomo di sentire che la propria esistenza è ordinata e assicurata in un universo che è ordinato, ma che, soprattutto non è separato da lui.
Il modo di leggere i simboli dell’astrologia non va al di la’ di quello che gli antichi avevano da sempre intuito: quel “come sopra – così sotto” che non fa altro che confermare che quello che succede in basso è il riflesso di quello che succede in alto.
In questo modo, attraverso la sincronicità si sono uniti l’Universo e la Psiche.
Per questo, l’intero sistema astrologico altro non è che una chiave di lettura simbolica dell’universo, dell’uomo e della sua psiche.
Lo stesso Jung studiò a lungo l’astrologia e fu affascinato dal fatto che in essa fossero presenti ben 12 tipologie archetipiche di profili psicologici ognuno con un suo preciso simbolismo che l’uomo sente impresso profondamente al punto da percepirlo nella corporeità.
Ogni singolo segno ricorda un viaggio simbolico che l’individuo dovrà fare giacché l’archetipo (ariete – Toro, ecc.) diventerà proiezione concreta che modellerà la forma sensibile percorrendo tracce di categorie universali che si manifestano nella singolarità dell’individuale.

Dice Diego Frigoli : “ questo è un processo attraverso cui la forza trascendente e più propriamente intangibile della Prima Virtù Creatrice acquista una sua dimensione organizzata, e viene rivelata costantemente dal simbolo, da non intendersi solo come struttura linguistica che organizza il mondo dell’immaginario, ma come realtà materiale la cui configurazione permette ad una Coscienza Dinamica, sovratemporale e sovraspaziale, di esprimersi in una forma, non estranea alla sua natura”.
Ovviamente, quando parliamo di simbolismo astrologico e di lettura di un tema natale non si intende minimamente che in esso sia impresso il futuro di una persona (questa è una vera follia), si intende invece che in esso vi sia la possibilità di interpretare i simboli che sono lo specchio delle nostre funzioni psicologiche e di comprendere in che modo tenderanno ad organizzarsi e quale progetto archetipico è presente e cercherà di manifestarsi nel nostro viaggio.
Con l’Astrologia può essere molto evidente quali funzioni sono più facilmente comprese ed espresse e quali invece sono da sviluppare e da integrare nel nostro percorso.
In questo senso il simbolo rappresenta una realtà materiale (psiche umana) la cui configurazione permette ad una realtà spirituale e dinamica di manifestarsi (universo).
Attraverso la lettura del tema natale si può arrivare ad una maggior dilatazione della coscienza che, da un punto di vista energetico permette una minor caoticità del sistema e, in questo suo significato il simbolo diventa il fondamento dello sviluppo della coscienza umana, in quanto, il pensiero razionale non potrebbe prendere forma senza un adeguato sistema di simboli alla base.

Un altro campo dove troviamo i simboli è la lettura del Mito. Il Mito è una chiave di lettura di una prospettiva estremamente profonda che reca in sé le tracce del pensiero e della vita umana… una forma di intensa letteratura dello spirito; è l’espressione della realtà e dei fatti che accadono da sempre e che per questo archetipici e simbolici. Ci riportano al nostro mondo interiore e ai vari passaggi che lo spirito deve affrontare; nel mito, attraverso fatti concreti viene invece spiegato un viaggio dell’anima e questo viaggio rappresenta sempre momenti cruciali dell’esistenza di un uomo in cui ci sono da fare delle scelte, delle battaglie interiori che rappresentano la vita stessa dell’anima e della psiche. Il mito ci permette di non sentirci soli e distrutti di fronte a conflitti e a lacerazioni dell’anima in quanto ci ricorda che queste sono esperienze archetipiche che tutti gli individui percorrono o che hanno già percorso in modo vincente, per cui sono “modelli psichici” e per questo non possono essere letti dalla mente razionale che li considera storielle infantili.
I miti ci ricordano che l’uomo da sempre ha cercato dentro e fuori di sè, anzi più spesso cercando fuori cercava invece dentro e il fine era sempre conoscere se stesso e comprendere in che modo la sua verità poteva incastrarsi in una verità più grande, in una parola l’uomo da sempre ha cercato e cerca il significato della vita. La domanda che tutti ci poniamo è in fondo Mitica ed archetipica : “da dove arriviamo e dove siamo diretti, e perché passiamo attraverso a certi stadi”?.
Solo una risposta può dare senso a tutto questo girare intorno, a questa sensazione di lotta che in realtà non è la vita o il mondo che ce la pone, ma la ricerca stessa che la nostra psiche mette in moto.

Campbell, il più grande studiosi di Miti dice che l’uomo ha creato i miti per tener testa alla morte e che la ricerca di un significato non è altro che un cercare di capire il mistero profondo delle polarità e il desiderio di riunirle o di trascenderle, in modo da trovare un senso spirituale che risolva l’ansia insita nella condizione della dualità materiale.
Il mito è una specie di iniziazione ai grandi passaggi della vita; noi abbiamo tracce energetiche all’interno, le stesse tracce che hanno formato il viaggio dell’umanità ed è per questo che se io racconto un mito questo può essere compreso con immediatezza anche quando la persona non possiede una specifica conoscenza della storia.
Quando devo parlare di tradimento e di vendetta e trovo difficile esprimere i concetti razionali, racconto il Mito di Medea e questo immediatamente risuona nell’anima della persona che ho di fronte.
Se racconto la storia di un eroe che affronta le sue battaglie, oppure quella di Adamo ed Eva che per sapere qualcosa in più hanno dovuto disobbedire risuona in modo chiaro e lampante in una persona che sta affrontando la sua battaglia mitica per individuarsi e per uscire dalla trappola ‘autonomia – dipendenza’ con i suoi binomi ‘protezione – non libertà’ ‘libertà – senso di colpa’; forse tutti gli uomini del mondo sono passati attraverso questo viaggio e per questo il mito è impresso come un marchio a fuoco, perché mentre racconta una storia, parla di noi e parla attraverso un simbolo.
Il Mito è comprensibile anche perché la psiche è simile o meglio, è strutturata su archetipi universali su cui si costruiscono poi i vissuti personali; esattamente come la vita da un punto di vista biologico sfrutta alcune caratteristiche e una serie di sostanze di base (DNA) che ci riporta all’idea che tutte le forme viventi abbiano un unico comune antenato che si è però risono differenziate sempre di più attraverso le mutazioni che portano via via a nuove combinazioni di geni. Mutazioni e ricombinazioni sono fenomeni che spiegano in parte la diversità tra gli organismi di una stessa specie, spiegano quindi una sorta di unicità all’interno di una base comune. Anche la psiche segue gli stessi canoni: arriva da un passato comune (inconscio collettivo e parte istintiva) che è comune a tutti gli uomini; su questa base archetipica (simile al DNA) sono poi avvenute tutte le mutazioni possibili che hanno portato l’uomo alla sua unicità e individualità che nulla toglie però al fatto di sentirsi parte di una specie con cu i- alla fine - condivide più similitudini che differenze.
E così come a livello biologico un sofisticato sistema chiamato immunitario è a guardia della nostra unicità e si difende da invasori che potrebbero mettere a repentaglio il nostro SE’, sul piano psicologico abbiamo un senso di individualità chiamato IO che riconosce ciò che gli appartiene da ciò che invece gli è estraneo e spesso, cerca di combatterlo o, per lo meno, mette dei meccanismi di difesa che ne proteggano l’ individualità.

E’ proprio per questo che il Mito, che tratta grandi temi universali, viene compreso anche in un’epoca in cui vi è una maggior differenziazione ed individuazione, proprio perché ci riporta a quel “territorio comune” che condividiamo in quanto uomini e, tutto questo possiamo percepirlo grazie al simbolo che ci permette di interpretare e di comprendere.

L’apparente irrazionalità del Mito, dell’Astrologia, dei Sogni, di tutto ciò che appartiene al mondo della lettura simbolica è proprio quello che ci permette di aprire la strada a qualcosa di più vasto che è in noi e che non può essere ricondotto e letto dalla mente che – ricordo - riesce a cogliere esclusivamente ciò che viene distillato dal piccolo tubo dell’imbuto che, non può permettere di lasciar passare tutto ciò che è compreso nella parte superiore, perché la mente ne verrebbe distrutta.

Questa è la ragione per cui io vi invito proprio per re-imparare ciò che abbiamo disappreso, ovvero a ricontattare il linguaggio simbolico poiché questo vi porterà gradualmente a rientrare in contatto con qualcosa di molto più grande che vi permetterà di leggere i fatti interni ed esterni della vostra vita in modo molto più chiaro e di scoprire anche significati che prima potevano essere lontanissimi dalla lettura.

Ricordo infine ciò che Jung diceva rispetto al simbolo che lui vedeva come capace di operare come un “trasformatore” di energia psichica e di “convertitore” di contenuti indistinti e luminosi dell’inconscio in esperienze assimilabili dalla coscienza. Anche la Jacobi – allieva di Jung – sostiene che: “nella sua duplice capacità di produrre da un lato un alleviamento di tensione in quanto espressione evidente della carica di energia accumulata di un “nucleo di significato” dell’inconscio collettivo e dall’altro di attuare mediante il suo contenuto significato, una nuova impressione dell’accadimento psichico, ossia una nuova strada, producendo in tal modo una nuova concentrazione di energia, il simbolo, progredendo di sintesi in sintesi, può convertire ininterrottamente la libido, ridistribuirla e riconvertirla in un’attività significativa”.
Il simbolo ha delle precise caratteristiche strutturali sufficientemente elastiche che possiedono una organizzazione interna, una specie di fattore d’ordine in grado di parlare in modo sufficientemente chiaro e decifrabile alla coscienza che vuole essere informata. E’ ricchissimo di informazioni e si pone come un fattore che media tra l’apparente disordine dell’inconscio e l’ordine costruito dalla coscienza e, tanto più informa tanto più la coscienza sembra essere in grado di produrre ordine.

Da ultimo, per quanto riguarda la Malattia e il Sintomo non voglio affrontare in questa sede l’emergere dei simboli in una terapia psicologica perché questo richiederebbe un intero Seminario.


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Bibliografia :
Diego Frigoli – Marilena Zanardi : Il codice psicosomatico del vivente – ed. A.N.E.B.
C.G.Jung – L’uomo e i suoi simboli – ed. Raffaello Cortina
Joseph Campbell – Mitologia Creativa – Le maschere di Dio – ed. Oscar Saggi Mondatori
Aldo Carotenuto – Nel mondo dei sogni – ed. Di Renzo



 
   
 
INFORMAZIONI SULL'ARTICOLO
 
La conferenza è stata tenuta a Jesi (An)in Sede privata il 5 dicembre 2004
   
 
INFOMAZIONI SULL'AUTORE
 
Lidia Fassio - studiosa di psicologia - simbolismo - mitologia e medicina psicosomatica.

Appassionata di astrologia da oltre 20 anni : allieva di Lisa Morpurgo; ha fatto parte del gruppo di Milano. Da anni ha individuato le strette connessioni tra astrologia e psicologia ed ha integrato le due discipline in un particolare metodo di lettura che insegna nei suoi corsi.
Ha partecipato a vari congressi nazionali ed internazionali in qualità di relatrice. Scrive su riviste specializzate.
Tiene corsi, seminari e conferenze di astrologia umanistica in tutto il territorio nazionale.
E' moderatrice della mailing list Convivio Astrologico di M. Olmeda collaborando all'omonimo sito.
E' torinese - E' Capricorno ascendente Ariete e Luna in Leone.
E' caposcuola nel cercare di far riconoscere agli astrologi un vero e proprio ruolo professionale; sostiene da anni la necessità che l'astrologia abbia una vera e propria "formazione" che prepari alla professione di "counsellor".
Nel sito si avvale della collaborazione di numerosi colleghi e di allievi.
Contatti : www.eridanoschool.it - e- mail fassiolidia@eridanoschool.it