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IL CAPRICORNO E L'INFANZIA PERDUTA 1^PARTE
a cura di Nazzarena Marchegiani
   
 
IL CAPRICORNO E L'INFANZIA PERDUTA 1^PARTE
Il Capricorno, è il terzo e ultimo dei segni di Terra, ma, considerando la sua ‘cardinalità’, simboleggiata dal solstizio d’inverno, lo si potrebbe benissimo definire il ‘primo’ in quanto il segno riguarda l’inizio di un nuovo ciclo vitale. E’ una Terra, quella del Capricorno, che nasconde e protegge nelle sue profondità la vita del seme in divenire.
I segni cardinali, infatti, con gli equinozi e i solstizi, corrispondono a nuovi cicli e a nuovi inizi e tutti, indistintamente, hanno le potenzialità e il dinamismo che ogni inizio comporta. C’è da chiedersi dunque se sia possibile tanta energia e creatività nel Capricorno che ‘debutta’ con l’inverno evocando rigidi freddi e cieli grigiastri.
Forse è un’immagine impropria se paragonata a quello che l’antichità adduceva al solstizio d’inverno: esso, infatti, non può che rappresentare un momento di festa e di gioia in quanto, nell’allungarsi delle ore del giorno rispetto a quelle notturne, è insita una sottesa e prospettica fiducia. Ecco che, analizzato sotto quest’aspetto, il segno del Capricorno e dunque anche Saturno suo governatore, riacquista molta di quella leggerezza e di quel sorriso di cui, in genere, viene privato.
Non è un caso, infatti, che questo segno racchiuda gran parte della memoria ‘mitico – religiosa’ che oggi ricordiamo con l’augurio di ‘BUONE FESTE’. Il Natale, il Capodanno, l’Epifania, sono tradizioni antichissime (per lo più pagane) che vengono festeggiate durante il tempo del Capricorno.
In verità: “non si sa con esattezza da quanto tempo i cristiani festeggino il Natale, ma si sa che lo fanno almeno dal 336 d.C., come è indicato nel Cronografo del 354, una specie di calendario che è il primo documento a contenere un riferimento al Natale. Il 25 dicembre è stato infine scelto non perché i cristiani del quarto secolo pensassero che fosse nato in quel giorno, ma per “cristianizzare” le feste pagane che si celebravano nell’Impero Romano alla fine di dicembre, i Saturnali e la festa del cosiddetto “Sole Invicto”. Come molte persone oggi pensano che il Natale sia il giorno più bello dell’anno, così pensava anche il poeta Catullo del 17 dicembre. Molte tradizioni dei Saturnali si sono trasmesse al Natale cristiano, tra queste lo scambio dei regali, che avveniva il 19 dicembre, cioè il Sigillaria: si donavano e si ricevevano cose semplici, simboliche, dato che scambiare oggetti di valore sarebbe stato contrario allo spirito della festa. Il 25 dicembre fu scelto, dunque, come giorno della nascita di Gesù per ‘coprire’ la festa del Sole Invicto ed avere un’ulteriore argomentazione per convincere i pagani a convertirsi in quanto non avrebbero perso la loro festa una volta diventati cristiani. La figura di Gesù era proposta a questi pagani come quella del ‘vero’ Sole.” (parte presa dal Web).
Anche il personaggio della Befana ha un’origine antichissima e ‘festosa’ che poco ha a che fare con l’Epifania dei Re Magi pur mantenendo il simbolo del dono al bambino divino:
“L'origine della Befana è probabilmente connessa ad un insieme di riti propiziatori pagani legati al raccolto dell'anno trascorso e oramai pronto a rinascere come anno nuovo. Fondamentalmente nella dodicesima notte dopo il solstizio invernale (Sole Invictus per i pagani) si celebrava la morte e la rinascita di Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti, che rappresentavano i dodici mesi dell'innovativo calendario romano, delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura "volante". La Befana si richiamerebbe anche ad alcune figure importate della stessa mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta, sempre come una personificazione al femminile della stessa natura invernale. A partire dal IV secolo d.C., la Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo, nell'attuale figura, il cui aspetto, benché benevolo, fu chiaramente associato a quella di una strega: non a caso, fu rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che, da rappresentazione della purificazione delle case, e delle anime, in previsione della rinascita della stagione, fu successivamente ritenuto strumento di stregoneria, anche se, nell'immaginario, la Befana cavalca la scopa al contrario, cioè tenendo le ramaglie davanti a sé. L'aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell’anno passato, che come il 'vecchione' di fine anno lo si può bruciare. Condannata quindi dalla Chiesa, l'antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, la stessa ricorrenza dell'Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l'antica simbologia numerica pagana. Per tradizione nella calza, se i bambini non si sono comportati bene spunta il carbone, antico simbolo rituale dei falò, che inizialmente veniva inserito insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati (parte presa dal Web)
Si può quindi dedurre che Saturno nell’antichità rappresentasse un simbolo agricolo positivo e propiziatorio.
Sorge spontanea una riflessione sul perché questo segno notoriamente governato dall’esigente e anziano Saturno, sia poi così rappresentativo del mondo infantile: Gesù Bambino, Babbo Natale, il nuovo anno bambino anch’esso, la Befana che elargisce doni sempre ai bambini.
E’ un dato certo il fatto che solo nella modernità, per la prima volta, l’infanzia è una condizione di debolezza tollerabile. Non è così ovvio che secoli e secoli fa a queste feste fossero così partecipi i bambini e che i bambini fossero così considerati. Forse era più un invito agli adulti a ‘farsi bambini’, a ritrovare positività, leggerezza e spontaneità per andare incontro, a quei tempi, al ‘nuovo’ ciclo bambino che stava nascendo? Era forse più una condizione interiore da ritrovare?
Vi starete chiedendo cosa c’entri tutto questo con il segno del Capricorno.
Generalmente e psicologicamente parlando, il ‘capricorno’, sin da bambino, è reso precocemente adulto da doveri e responsabilità tanto che il suo percorso di ‘crescita’ interna sembra svolgersi in maniera ‘contraria’ rispetto a tutti gli altri segni. D’altra parte il suo ‘binario’ archetipico che lo vuole adulto prima del tempo, poi viaggia su lunghi tempi (Saturno/Kronos) per ritrovare l’infanzia perduta tant’è che è proprio verso la vecchiaia che ciò può risolversi.
A questo punto è d’obbligo una riflessione ‘storica’:

Un bambino nei tempi pre - moderni era un nulla, una non entità umana e giuridica tant’è che il ‘pater familia’ aveva totale diritto di vita e di morte sui figli; le feroci leggi anti parricide dell’antica Roma stanno a testimoniare il tentativo continuo di arginare tali tragedie familiari in quanto molti figli, covavano sin dall’infanzia, forti rancori verso i padri. E il mito di Saturno e del padre Urano rende l’idea di questo stato di cose.

“Nel mondo antico, dunque, tutti sembrano dimenticarsi di un terribile mondo infantile, di cui poco si sa proprio perché mai se ne parla nella letteratura classica, greca e romana. Fa un accenno Petronio in Satyricon in cui parla di uno schiavetto bambino reso troppo presto adulto dalla terribile circostanza, prima di tutto, di essere ‘schiavo’, poi di essere ‘usato’ o meglio ‘abusato’ come un oggetto (anche sessuale) dai due protagonisti.

E il destino dei bambini continuò per secoli a essere terribile, come possiamo vedere in alcune favole. Lo stesso racconto di Pollicino, infondo, narra di genitori che, non potendo sfamare la propria prole, la abbandona nel bosco come fosse un comportamento usuale a quei tempi.

Fondamentalmente è l’Ottocento a scoprire l’infanzia raccontandola attraverso i suoi romanzi: Davide Copperfield, ad esempio, anche se in fuga dalla casa caduta nelle mani del patrigno, non è un bambino del tutto abbandonato come lo schiavo di Petronio,egli, infatti, in casa della zia Betsy trova quella ‘base sicura’ che gli consentirà di continuare ad essere bambino per il giusto tempo necessario per la crescita. L’occhio di Dickens, dunque,’vede’ per la prima volta l’infanzia nella storia della letteratura che poi si sviluppa anche nella psicologia. In Italia fu Collodi ha svolgere il compito di Dickens: il suo burattino di legno che lentamente prende vita e si umanizza, sembra quasi raccontare la storia della trasformazione della percezione dell’infanzia, che passa dal legno alla carne. E’ Collodi, più di Dickens, a raccontare i ‘pensieri dei bambini’: compiti di scuola, marachelle, litigi con i compagni di classe, giorni passati a letto con la febbre, storie di mamma e papà,ecc. ecc. Dunque vere e proprie storie dedicate ad una età fino a quel momento dimenticata.
E’ da notare che nel 1846 fu scoperto il pianeta Nettuno che rappresentò anche un nuovo input emotivo per esseri umani
Pochi anni dopo sarebbe arrivata la psicologia, ma furono dunque proprio Dickens e Collodi ad aprirci gli occhi.
(Fine Prima Parte)

 
   
 
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Docente Eridano School - Presidente Centro Studi Il Risveglio